“Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative”: nuovo intervento del presidente D’Anna a tutela degli iscritti

Oggi (23 settembre 2026), sul magazine online Quotidiano Sanità è stato ospitato un articolo dal titolo “Competenze dei biologi. Fno Tsrm e Pstrp: “Il decreto va corretto, a rischio la sicurezza delle cure”. Nel testo, la Federazione nazionale Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione sostiene che il decreto sulle competenze dei biologi in esame alla Camera vada corretto prima della definitiva approvazione. Un nuovo intervento, quindi, sullo schema di Dpr relativo alla professione di biologo.

Il presidente della Fnob, Vincenzo D’Anna, risponde all’articolo con la seguente lettera.

 

 

Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative

Gentile Direttore,

la barca della scienza naviga verso orizzonti sempre nuovi e, per esplorare territori ancora in parte ignoti, richiede oggi un approccio globale – quello della “One Health” – e il ricorso a équipe multidisciplinari, indispensabili per affrontare la complessità delle questioni che la ricerca e la sanità odierne ci pongono. Eppure, sembra che taluni Ordini professionali continuino a guardare a queste trasformazioni con una visione miope ed egocentrica, sostanzialmente orientata ad accampare per il proprio segmento competenze maggiori e migliori o, quando ciò non sia oggettivamente possibile, a limitare quelle altrui, anche quando esse siano legittime, appropriate e normativamente fondate. Mi riferisco alla grave e inaccettabile querelle che da tempo alcune sigle – a cui si è aggiunta, con argomentazioni tanto false quanto infondate, la FNO-TSRM-PSTRP – stanno alimentando nel disperato tentativo di ostacolare l’imminente approvazione delle modifiche al DPR 328/2001, che disciplina la professione del Biologo.

Siamo di fronte a un’ingerenza che nasce da un’erronea interpretazione della normativa e che scade in una narrazione distorta della realtà. Si ipotizza, in modo del tutto surreale, un confronto interprofessionale orizzontale tra categorie che hanno ruoli, percorsi e livelli formativi totalmente diversi, confondendo surrettiziamente corsi di laurea triennali con lauree magistrali e specializzazioni di cinque-nove anni. I Biologi non si sono appropriati di competenze altrui, né ne hanno rivendicate di nuove a danno di altre professioni. L’aggiornamento della nostra categoria – la cui legge istitutiva, la n. 396, risale al 1967 – è stato previsto dall’impianto della riforma delle lauree abilitanti (Legge n. 163/2021). Il testo in via di approvazione si limita rigorosamente a riordinare e declinare funzioni già assegnate ai biologi dalla legge ordinaria e dai decreti successivi. La questione è molto semplice: le scienze biologiche sono profondamente cambiate negli ultimi decenni. Le indicazioni del 1967, necessariamente scarne, dovevano essere adeguate alla luce dell’evoluzione scientifica e tecnologica. Basti pensare alla genetica, alla genomica, all’embriologia clinica, alla procreazione medicalmente assistita, alla nutrizione, alla bioinformatica, al biorestauro, all’epigenetica o all’ecotossicologia. Non stiamo inventando una nuova professione, ma aggiornando le metodiche di una figura chiamata a misurarsi con tecnologie che sessant’anni fa semplicemente non esistevano.

Rappresentare questo passaggio come una minaccia per la salute pubblica è un atto di sciacallaggio corporativo, finalizzato a un malcelato e illegale tentativo di erodere le competenze storiche dei Biologi. Inoltre, ricordo che questo percorso non è un monologo della FNOB: il provvedimento è il frutto di un articolato iter istituzionale che ha ottenuto il parere favorevole dei Ministeri competenti e del Consiglio Superiore di Sanità.

A spazzare via ogni dubbio e a confermare la piena legittimità del nostro operato è intervenuto, da ultimo, anche il Consiglio di Stato con il parere n. 1343/2026. I giudici di Palazzo Spada hanno ribadito che le competenze elencate corrispondono esattamente a quelle della previgente legislazione, senza l’introduzione di alcuna nuova prerogativa. Il Consiglio di Stato si è limitato a rammentare l’ovvia natura “biologica” delle attività del biologo. Una tautologia oggettiva: di cos’altro dovrebbe occuparsi un biologo? Eppure, anche questa evidenza è stata maldestramente strumentalizzata dagli oppositori nel tentativo di sminuire il valore dei nostri titoli e l’accesso alle nostre attività tipiche.

Alla fine della fiera, ciò che emerge è solo la paura della crescita e dell’evoluzione della nostra categoria. Come FNOB restiamo sempre aperti al confronto costruttivo e alla collaborazione con tutte le Federazioni e le Associazioni scientifiche, ma non tollereremo più attacchi pretestuosi. Nella sanità moderna non c’è posto per guerre di territorio: la complessità impone integrazione e rispetto reciproco. “A ciascuno il suo”, senza pretendere di congelare una professione al 1967. I fatti, alla fine, sono testardi e su di essi si infrangeranno le ansie, i sospetti e le interessate furbizie altrui.

Unicuique suum. A ciascuno il suo, appunto.

 

Dott. Vincenzo D’Anna

Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB)