A Napoli il piano anti-errore di Plebani dopo il caso delle provette scambiate: D’Anna rilancia la professione con pacchetti diagnostici e nuove tariffe, Petruzziello chiede una regia regionale unica sui laboratori
Napoli, 15 settembre 2026. Il rischio più grande, per chi finisce sotto analisi, non è nel referto ma prima: nel prelievo, nell’etichetta, nel trasporto del campione. Il 98,4% degli errori di laboratorio, secondo lo studio più recente citato oggi a Napoli, nasce nella fase preanalitica. Se ne è discusso al convegno “La fase preanalitica del futuro”, promosso dall’Ordine dei Biologi della Campania e del Molise (OBCM) al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.
Ad aprire i lavori, il presidente FNOB Vincenzo D’Anna e il presidente OBCM Arnolfo Petruzziello.
D’Anna rilancia: via il pagamento a singolo test diagnostico, spazio al “pacchetto”
D’Anna parte dal ruolo: i laboratoristi sono la spina dorsale storica della professione, su cui i biologi sono cresciuti fino a una categoria da 57.000 iscritti. Da qui il rilancio.
Il cuore dell’intervento è il superamento del pagamento a singolo test diagnostico, ritenuto “vergognoso”: FNOB propone di remunerare la prestazione professionale con il “quesito diagnostico”, organizzato in pacchetti e protocolli standardizzati. Il laboratorio, spiega D’Anna, non restituisce un numero ma elabora un reperto validato e interpretato, alla base di circa l’80% delle diagnosi cliniche: è su questo valore, non sulla singola analisi, che va costruita la tariffa.
A sostegno, uno studio FNOB basato sull’intelligenza artificiale: oltre i tre milioni di prestazioni i costi di pre- e post-analitica superano quelli di produzione, e la laboratoristica accreditata pesa appena lo 0,56% sul Fondo Sanitario Nazionale.
Petruzziello: “Serve una regia unica in Regione”
Petruzziello va dritto al punto: serve un organismo centrale regionale per una governance unitaria dei laboratori, oggi frammentata tra troppi enti.
Plebani: “98,4% degli errori prima dell’analisi”
Mario Plebani, professore emerito di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica all’Università degli Studi di Padova e adjunct professor presso l’Università del Texas, porta i numeri: “Il 98,4%, lo ripeto, 98,4% degli errori in medicina di laboratorio avviene nella fase pre-analitica”. Richiama il caso di cronaca dello scambio di provette all’ospedale San Raffaele: “non è stato solo un errore umano, perché oggi gli errori drammatici nella fase preanalitica non possono essere tollerati”. La soluzione è la Total Preanalytical Automation: robotica e digitalizzazione per la tracciabilità totale del campione.
Sul ruolo dell’intelligenza artificiale, Plebani invita alla cautela: utile per riconoscere campioni emolizzati o coagulati con precisione quasi assoluta e per individuare errori di attribuzione campione-paziente (il “Wrong Blood in Tube”), l’IA non sostituisce però un sistema di processo solido a monte. “Il mio messaggio è che è ancor più pressante e irrinunciabile l’adozione di un sistema di Total Analytical Automation che eviti a monte la possibilità di errore”, dichiara, mettendo in guardia: “se noi diamo in pasto all’intelligenza artificiale dati di scarsa qualità, scarsamente armonizzati e standardizzati, i risultati saranno spazzatura”. “Il momento è adesso”, conclude: la tecnologia per rendere sicure tutte le procedure preanalitiche è già disponibile.
Chiude la giornata la tavola rotonda moderata da Matilde Andolfo, con Umberto Basile, Vincenza Lombari, Petruzziello e Plebani.




