Genetica e personalità: uno studio su Nature mappa oltre 1.200 varianti legate ai tratti comportamentali

Roma, 2 settembre 2026 (Agenbio) – Il Dna gioca un ruolo decisivo, ben più rilevante di quanto ipotizzato in passato, nello sviluppo della personalità umana. A dimostrarlo è un imponente studio internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, che ha preso in esame il profilo genetico e i dati comportamentali di oltre un milione di individui. La ricerca ha permesso di mappare 1.260 varianti genetiche associate a tratti fondamentali come l’empatia, la socievolezza e la creatività. Tra queste, più di 800 varianti non erano mai state collegate prima d’ora alla sfera della personalità.
Lo studio, coordinato dalla Michigan State University sotto la guida del ricercatore Ted Schwaba, ha visto un’importante e qualificata partecipazione della ricerca italiana. Hanno infatti collaborato attivamente gli scienziati del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) – afferenti all’Istituto di ricerca genetica e biomedica (Irgb) di Cagliari e all’Istituto di genetica e biofisica “Adriano Buzzati Traverso” (Igb) di Napoli – insieme ai ricercatori dell’Università di Sassari.
Incrociando l’analisi del genoma con i dati raccolti tramite accurati questionari psicometrici, il team di ricerca ha esaminato i profili biologici in relazione ai cinque grandi fattori che definiscono la personalità umana (i cosiddetti Big Five):
  • Estroversione: il grado di socievolezza rispetto alla riservatezza.

  • Apertura mentale: il livello di curiosità e l’interesse verso nuove esperienze.

  • Coscienziosità: la propensione all’autodisciplina, all’organizzazione e all’affidabilità.

  • Gradevolezza: la misura dell’empatia, dell’altruismo e della compassione.

  • Nevroticismo: la stabilità emotiva e la capacità di gestione dello stress o delle emozioni negative.

I risultati evidenziano come la combinazione di queste varianti genetiche possa esercitare un’influenza significativa sull’orientamento comportamentale dei singoli individui. Tuttavia, i ricercatori invitano a evitare facili determinismi: sebbene la componente biologica e genetica si sia rivelata più incisiva del previsto, l’ambiente, il contesto sociale e le esperienze di vita continuano a esercitare l’impatto principale e preponderante nel modellare l’identità di ciascuno.
Per la comunità dei biologi, questa scoperta apre nuove e affascinanti prospettive di indagine nel campo della genomica comportamentale e della neurogenetica, confermando la centralità delle scienze biologiche nella comprensione dei meccanismi più complessi della natura umana. (Agenbio)