Emergenza depurazione: un terzo di mare e laghi italiani oltre i limiti di legge. L’allarme di Legambiente e l’impatto della crisi climatica

Roma, 11 agosto 2026 (Agenbio) – La maladepurazione si conferma la piaga principale per la salute degli ecosistemi acquatici italiani. Il bilancio finale delle campagne estive Goletta Verde e Goletta dei Laghi 2026, presentato a Roma da Legambiente, delinea un quadro fortemente critico: su 391 punti campionati in 19 regioni, il 34% (un campione su tre) è risultato oltre i limiti di legge per inquinamento microbiologico. Se l’ambiente marino mostra una preoccupante stabilità nell’illegalità, i bacini lacustri registrano il peggior dato degli ultimi sette anni (2020-2026). La contaminazione non risparmia nemmeno le acque aperte: il 15% dei campioni prelevati lontano da foci o scarichi è risultato fuorilegge.

La mappa della vergogna e le criticità delle foci

Il monitoraggio ha interessato oltre 7.500 chilometri di coste marine attraverso 263 prelievi. Di questi, il 34% è risultato non conforme (25% fortemente inquinato, 9% inquinato), traducendosi in un punto fuorilegge ogni 84 chilometri di costa.
I vettori principali di contaminazione rimangono i corsi d’acqua che riversano nei bacini i carichi inquinanti non trattati. Su 188 foci campionate tra mare e laghi, il 54% è risultato inquinato o fortemente inquinato. La maglia nera della vergogna ambientale spetta quest’anno a:
  • Foce del fiume Musone nelle Marche
  • Foce di Aci Trezza in Sicilia
  • Lago di Sabaudia nel Lazio (con il 100% dei prelievi “fortemente inquinati”)
Un ulteriore fattore di rischio per la salute pubblica è l’assenza di trasparenza: nel 70% delle foci monitorate è stata riscontrata la totale mancanza dei cartelli informativi di divieto di balneazione.
Deficit infrastrutturale e l’onere delle sanzioni UE
Le cause del fenomeno risiedono in un deficit strutturale cronico. Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) aggiornati a luglio 2026, l’Italia conta ancora 514 agglomerati urbani non conformi, pari a oltre 14 milioni di abitanti equivalenti che scaricano reflui fognari senza un trattamento adeguato.
Questo scenario costa al Paese quattro procedure di infrazione europee per il mancato rispetto della Direttiva 91/271. Le prime due sanzioni comunitarie hanno già comportato un esborso superiore ai 200 milioni di euro di soldi pubblici. Risorse che vengono sottratte ogni sei mesi al bilancio dello Stato e che potrebbero essere destinate all’adeguamento della rete impiantistica.
La sfida economica è destinata a crescere con il recepimento della nuova Direttiva sulle Acque Reflue (2024/3019): l’adeguamento ai nuovi standard europei richiederà investimenti stimati tra i 645 milioni e gli 1,5 miliardi di euro solo per gli impianti di maggiori dimensioni. L’obiettivo proposto da Legambiente è l’avvio di un piano nazionale che punti alla totale balneabilità dei fiumi italiani, sul modello degli investimenti strutturali che hanno ripulito la Senna a Parigi.
Specie aliene, rifiuti e crisi climatica: i fattori di stress concomitanti
Il quadro biologico ed ecologico è aggravato dagli effetti della crisi climatica. Il riscaldamento termico del Mar Mediterraneo sta favorendo la tropicalizzazione del bacino, accelerando l’erosione costiera e l’insediamento di specie aliene invasive. Sul fronte interno, i laghi subiscono gli effetti di una severa siccità che ne riduce la portata idrica, con i laghi d’Iseo, Maggiore e di Como tra i più colpiti dal fenomeno della secca.
A soffocare gli habitat è anche il marine litter. Il monitoraggio ha evidenziato l’impatto dei rifiuti solidi sommersi, come dimostra l’operazione condotta a fine luglio a Polignano a Mare (Bari), dove i sub hanno recuperato circa 30 pneumatici fuori uso dai fondali.
La transizione energetica per la tutela del mare
A conclusione del rapporto, l’associazione ambientalista – sostenuta dai partner scientifici e industriali Anev, Conou, Novamont e Renexia – ha lanciato un monito al governo per una strategia energetica a salvaguardia dei mari. La richiesta è di abbandonare le fonti fossili e le attività estrattive di gas, accelerando lo sviluppo delle energie rinnovabili marine attraverso una pianificazione sostenibile dell’eolico offshore, sia a fondamenta fisse sia galleggianti. (Agenbio)