“I Biologi e lorsignori”: editoriale di Vincenzo D’Anna in uscita sul numero di luglio-agosto 2026 del Giornale dei Biologi

“Ogni giorno ha la sua pena”. Così recita un vecchio adagio popolare. Per esprimere l’identico concetto potremmo scomodare illustri filosofi e, tra questi, il noto esistenzialista francese Jean-Paul Sartre, che scriveva in una sua commedia “L’enfer, c’est les autres”, ossia “L’inferno sono gli altri”, intendendo dire che esiste il “potere dello sguardo” altrui. E quando gli altri ci osservano, ci guardano, ci giudicano, ci etichettano e ci incasellano, trasformandoci in un oggetto inanimato.

A muovere questa abitudine concorrono molti fattori, uno dei quali è la frustrazione, ossia quel sentimento che sorge allorquando siamo il termine di paragone. In quanto tali, ciò che abbiamo viene valutato non come frutto di merito, capacità o valore culturale e materiale, bensì come il frutto di un’ingiustizia oppure di un privilegio, così da tacitare l’altrui disagio.

Sia come sia, in questi mesi i Biologi italiani sono stati fatti oggetto di particolari e poco benevole considerazioni, divenendo il termine di paragone degli altri. Ad avvicendarsi nella critica, spesso acrimoniosa e sempre immotivata, sono stati lorsignori, ovvero i responsabili di altri Ordini professionali e, in particolar modo, Chimici, Tecnici sanitari di laboratorio biomedico e Dietisti.

È certamente paradossale che, nell’era della “One Health” e della sanità fondata su équipe multidisciplinari, ci si perda ancora nel proporre battaglie corporative non solo anacronistiche e sostanzialmente inutili, ma anche in controtendenza con la modernità scientifica.

Perlopiù si è trattato di un ritorno al passato, alla rivendicazione di prerogative e competenze, tra l’altro non previste dai rispettivi ordinamenti, come per i Tecnici e i Dietisti, oppure condivise, per taluni aspetti, come per i Chimici, i Medici e i Veterinari.

La pietra dello scandalo sarebbe il decreto del Presidente della Repubblica, varato dal Consiglio dei ministri il mese scorso, con il quale si aggiornano e si adeguano le competenze professionali dei Biologi, si modificano le modalità dell’esame di Stato e dei tirocini abilitanti e si dispone la tripartizione dell’Albo professionale dei Biologi.

Non un colpo di mano oppure un’improvvisa alzata d’ingegno dei decisori politici e dei due ministeri competenti (Salute e Università e Ricerca), ma l’applicazione di una norma contenuta nella legge n. 163 del 2021. Sì, avete letto bene: dopo ben cinque anni da quella previsione legislativa si è finalmente giunti ad attuarla.

Il percorso attuativo, lungo e laborioso, ha visto l’intervento di una commissione tecnica ministeriale, nominata con decreto del MUR, con la partecipazione di rappresentanti delle Università, dei funzionari preposti dei due citati ministeri e degli Ordini professionali interessati. Quattro anni di lavori e di confronto tecnico, giuridico e scientifico.

Ma non è bastato. Sul provvedimento in itinere hanno espresso i loro pareri gli uffici legislativi dei due ministeri interessati e, infine, il Consiglio Superiore di Sanità. Un parto laborioso e complesso, passato al vaglio di diversi organi tecnici e giuridici, ai quali la FNOB ha più volte fornito supporto e chiarimenti.

Eppure, al termine del percorso, lorsignori ci hanno fatto oggetto di contestazioni per lo più campate in aria, alle quali abbiamo risposto senza mai sottrarci al confronto, laddove richiesto.

Inutile dire che tutte le competenze elencate discendono dalla nostra legge istitutiva, ormai vecchia di sessant’anni e, come tale, bisognosa di aggiornamento anche alla luce delle innovazioni scientifiche intervenute nel campo delle scienze biologiche. Competenze che non interferiscono in alcun modo con quelle altrui oppure che sono condivise, come nel caso dei Chimici in campo ambientale, i quali oggi ne rivendicano l’esclusiva.

Ma il vero paradosso viene dai Tecnici e dai Dietisti, ossia da laureati triennali allocati nel comparto tecnico-sanitario, che contestano competenze ai Biologi, laureati magistrali riconosciuti nel segmento delle professioni sanitarie.

Professione sanitaria che dà facoltà ai Biologi di svolgere in autonomia le molteplici competenze che da sempre esercitano e che, come tali, non possono confliggere con quelle dei laureati triennali appartenenti alle professioni tecnico-sanitarie. In parole povere, sono questi ultimi ad accampare nuove pretese non previste nei loro stessi ordinamenti.

Va da sé che non defletteremo né arretreremo in alcuna sede, anche perché chi ha da eccepire può farlo impugnando il decreto innanzi al TAR e facendo valere ragioni e diritti che, finora, sono sfuggiti a una miriade di tecnici e giuristi ministeriali.

Nello Stato di diritto l’etica pubblica risiede nella legge. Noi l’abbiamo sempre rispettata e mai esercitata a scapito di chicchessia. Lorsignori se ne facciano una ragione.

 

Sen. Dott. Vincenzo D’Anna

Presidente Fnob