Le avversità nell’infanzia modificano i segnali molecolari legati all’età

Roma, 01 luglio 2026 (Agenbio) – Le esperienze negative vissute durante l’infanzia non lasciano tracce solo sul piano psicologico: imprimono una firma molecolare misurabile nei tessuti e negli organi, capace di influenzare il modo in cui il corpo invecchierà nel corso della vita. È quanto emerge da una ricerca condotta da Arizona State University e Vanderbilt University, pubblicata sulla rivista Science, che ha analizzato come le avversità precoci – dalla perdita di un genitore alla crescita in contesti di forte stress sociale – modifichino l’epigenoma in modo coordinato e diffuso.

L’epigenoma è l’insieme delle modificazioni chimiche e strutturali del DNA che regolano l’attività dei geni senza alterarne la sequenza. A differenza delle mutazioni genetiche, queste modificazioni sono potenzialmente reversibili e profondamente sensibili all’ambiente e alle esperienze vissute. Lo studio ha documentato come ogni tipo di avversità tenda a colpire regioni specifiche del DNA, ma i suoi effetti si propaghino poi a molteplici tessuti e organi, disegnando una firma epigenetica coordinata e sistemica.

Il dato più rilevante riguarda la relazione tra avversità precoci e invecchiamento biologico: contrariamente all’ipotesi più diffusa, le esperienze negative non accelerano l’invecchiamento in modo uniforme. Lo amplificano in alcuni tessuti, mentre in altri producono l’effetto opposto. Questo suggerisce che l’impatto biologico delle avversità infantili sia più selettivo e complesso di quanto finora ipotizzato, con implicazioni rilevanti per la comprensione delle malattie croniche e dei processi di invecchiamento differenziale tra individui con storie di vita diverse. (Agenbio) Emanuela Birra 11:00