Roma, 19 giugno 2026 (Agenbio) – Il finerenone, un farmaco appartenente alla classe degli antagonisti non steroidei del recettore dei mineralcorticoidi, potrebbe rappresentare una nuova opzione per rallentare la progressione della malattia renale cronica anche nei pazienti che non hanno il diabete. A suggerirlo è uno studio clinico randomizzato, pubblicato su The New England Journal of Medicine, che ha valutato l’efficacia del trattamento in persone con danno renale e presenza di albuminuria, un indicatore di alterazione della funzione dei reni. La ricerca ha coinvolto oltre 1.500 adulti con malattia renale cronica non diabetica, trattati con finerenone o placebo per 32 mesi. I risultati hanno mostrato che nei pazienti che assumevano il farmaco la riduzione annuale della velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR), parametro utilizzato per monitorare la capacità dei reni di filtrare il sangue, è stata più lenta rispetto al gruppo di controllo. Il trattamento ha inoltre ridotto il rischio combinato di eventi renali o cardiovascolari, suggerendo un possibile effetto protettivo più ampio. L’evento avverso più frequente è stato l’aumento dei livelli di potassio nel sangue (iperpotassiemia), generalmente monitorabile attraverso controlli clinici. Finora il finerenone aveva dimostrato benefici soprattutto nei pazienti con malattia renale cronica associata a diabete di tipo 2. Questi nuovi dati ampliano le prospettive di utilizzo del farmaco, aprendo la strada a strategie terapeutiche più efficaci per rallentare il deterioramento della funzione renale anche in assenza di diabete. (Agenbio) Emanuela Birra 13:00




