Roma, 8 giugno 2026 (Agenbio) – L’integrazione di vitamina D in gravidanza potrebbe essere associata a differenze misurabili nello sviluppo cognitivo dei bambini in età scolare. È quanto suggerisce uno studio dell’Università di Copenaghen pubblicato su JAMA Network Open, che ha valutato gli effetti di diversi livelli di supplementazione di vitamina D3 durante la gestazione su un gruppo di circa 700 donne. Le partecipanti sono state suddivise tra una dose standard (10 nanogrammi al giorno) e una dose elevata (70 nanogrammi al giorno). I bambini nati da queste gravidanze sono stati poi seguiti fino all’età di 10 anni e sottoposti a test cognitivi specifici per valutare memoria, attenzione e funzioni esecutive. I risultati mostrano che i figli delle donne che avevano assunto dosi più elevate di vitamina D presentavano punteggi leggermente migliori in alcuni ambiti, in particolare nella memoria visiva e verbale e nella flessibilità cognitiva, ovvero la capacità di adattare il pensiero a compiti diversi e situazioni nuove. Si tratta di differenze moderate, ma statisticamente rilevabili. Non sono invece emerse associazioni significative con il quoziente intellettivo generale, né con la velocità di elaborazione o i livelli di attenzione. Questo suggerisce che l’effetto, se presente, sarebbe circoscritto ad alcune specifiche funzioni cognitive piuttosto che a un miglioramento globale delle capacità intellettive. Gli autori sottolineano quindi che i risultati rafforzano le evidenze di un possibile ruolo della vitamina D nello sviluppo neurologico fetale, ma non sono sufficienti per stabilire un rapporto di causa-effetto né per modificare le attuali raccomandazioni cliniche sull’integrazione in gravidanza. (Agenbio) Emanuela Birra 13:00




