Roma, 29 maggio 2026 (Agenbio) – Per chi vive con la depressione, il tempo non scorre come per tutti gli altri e spesso sembra non passare mai. È un’esperienza che in psichiatrica si definisce “dilatazione temporale depressiva”, ma finora priva di una spiegazione biologica convincente. A colmare questo vuoto ci ha pensato un gruppo di ricercatori italiani delle Università di Pisa e Padova, con uno studio pubblicato su Biological Psychiatry Global Open Science che per la prima volta mette in relazione la percezione del tempo con le dinamiche dell’asse cuore-cervello.
La ricerca ha coinvolto 120 studenti universitari, divisi in due gruppi: sessanta con sintomi depressivi e sessanta sani. I partecipanti sono stati sottoposti a un compito di stima temporale mentre venivano monitorati mediante elettroencefalogramma ad alta densità (EEG) ed elettrocardiogramma (ECG). Il protocollo prevedeva la visione di brevi video dal contenuto emotivo neutro o triste, seguita dalla comparsa di un segnale visivo: ai soggetti veniva poi chiesto di stimare quanti secondi fossero trascorsi da quel momento.
I risultati hanno rivelato una differenza netta tra i due gruppi. Nei soggetti sani le emozioni funzionano da modulatore della percezione temporale: la visione di contenuti tristi altera la stima del tempo in modo coerente con lo stato emotivo vissuto. Nei soggetti depressi questo meccanismo non funziona: le emozioni sembrano non influenzare più la percezione del tempo, che diventa un processo puramente cognitivo, quasi meccanico.
«Alcuni dati suggeriscono che, se aiutiamo un paziente a concentrarsi sul fluire del tempo e gli permettiamo di modificarne la velocità percepita attraverso un compito computerizzato, i sintomi di stress e depressione si riducono», ha dichiarato Claudio Gentili, docente di psicologia clinica all’Università di Padova. Un approccio che si affiancherebbe a strumenti già consolidati in psicoterapia, come il lavoro sui pensieri negativi o sulla riduzione dell’apatia.
Lo studio rivela quindi come i processi cognitivi legati alla depressione compromettano la sincronia tra stati emotivi e percezione del mondo esterno; comprendere meglio questo meccanismo è cruciale per sviluppare terapie mirate al ripristino del corretto ritmo di vita dei pazienti. (Agenbio) Alessio Lucarelli 10:00




