Sospetto caso Ebola nei cooperanti. L’allarme rientrato evidenzia l’efficacia dei protocolli di sorveglianza

Roma, 26 maggio 2026 (Agenbio) – Massima tempestività dei sistemi di sorveglianza, ma nessun rischio per la salute pubblica. Il recente caso dei due cooperanti italiani rientrati dal continente africano con sintomi febbrili ha attivato immediatamente i protocolli sanitari di biocontenimento. I primi test di laboratorio hanno fortunatamente escluso la presenza del virus Bundibugyo-Ebola, orientando la diagnosi verso un’infezione batterica gastroenterica, compatibile con il genere Shigella. Sulla vicenda è intervenuto il prof. Gianni Rezza, ordinario di Igiene e Sanità pubblica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che ha rassicurato l’opinione pubblica: “Se fosse confermata l’ipotesi batterica, questo non avrebbe alcun impatto sanitario per il nostro Paese. Si tratta di patologie a minore impatto sociale, comunemente riscontrate in chi viaggia in aree impoverite”. Il quadro clinico e la trasmissione della Shigellosi. La shigellosi è una tossinfezione alimentare causata da batteri Gram-negativi appartenenti al genere Shigella. A differenza dei filovirus come l’Ebola – che presentano tassi di letalità elevati e trasmissione interumana per contatto diretto con fluidi biologici – la Shigella si trasmette esclusivamente per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati, oppure per contatto interpersonale stretto in condizioni igieniche precarie. Nei Paesi in via di sviluppo, la carenza di infrastrutture fognarie e di acqua potabile amplifica la diffusione del batterio. Al contrario, nel contesto nazionale europeo, le solide barriere igienico-sanitarie e la potabilizzazione delle acque azzerano il rischio di una diffusione epidemica su larga scala.

Diagnostica di laboratorio e sorveglianza: il valore della prontezza. L’episodio ha dimostrato la reattività e l’efficienza della rete di sanità pubblica italiana. La gestione delle “febbri del viaggiatore” richiede standard elevatissimi di biosicurezza e una cooperazione sinergica tra clinici e professionisti della diagnostica. Di qui l’importanza cruciale della figura del biologo specialista in microbiologia e virologia. È proprio l’efficienza dei laboratori di riferimento a permettere una diagnosi differenziale rapida, isolando tempestivamente gli agenti patogeni e discriminando tra minacce sistemiche ad alto biocontenimento (come le febbri emorragiche virali) e infezioni batteriche trattabili con terapie antibiotiche mirate.

Evitare l’allarmismo, valorizzare i test di sistema. Come sottolineato dagli esperti, l’attivazione dei protocolli di emergenza non deve essere letta come un segnale di pericolo imminente, bensì come la prova che la macchina della prevenzione funziona correttamente. “È bene che il sistema sia addestrato, reso sensibile e in questo modo testato”, ha concluso  Rezza, invitando a evitare allarmismi ingiustificati a ogni riscontro di casi sospetti.(Agenbio)