Tragedia alle Maldive: recuperati gli ultimi due corpi nella grotta di Alimathà

Roma 20 maggio 2026 (Agenbio) – Si sono concluse le operazioni di recupero nella grotta sottomarina di Alimathà, nell’atollo di Vaavu, con il ritrovamento dei corpi di Giorgia Sommacal e della ricercatrice Muriel Oddenino. Le salme delle ultime due connazionali sono state portate a bordo della barca d’appoggio e trasferite verso la capitale Malé per le procedure burocratiche e il successivo rimpatrio. Si chiude così la fase più drammatica della tragedia costata la vita a cinque subacquei italiani e a un soccorritore locale.

Il piano di recupero si è sviluppato in più fasi a causa delle proibitive condizioni ambientali all’interno della cavità marina.

Gianluca Benedetti: Il corpo dell’operatore e guida subacquea era stato il primo a essere individuato e recuperato, ed è già rientrato in Italia.

Monica Montefalcone e Federico Gualtieri: I resti della professoressa universitaria e del ricercatore erano stati portati in superficie nella giornata di ieri.

Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino: I corpi della giovane ventitreenne e della biologa marina sono stati recuperati oggi, ponendo fine alle ricerche.

Tutte e quattro le ultime vittime si trovavano concentrate nel terzo segmento della grotta, la porzione più remota e profonda della struttura calcarea. La complessa operazione speleosubacquea è stata condotta da un team di sub esperti finlandesi, supportati dalla Guardia costiera locale. I subacquei hanno dovuto operare in ambienti angusti, a forte profondità e con visibilità azzerata dal sedimento. La drammaticità dell’intervento è tristemente testimoniata dalla morte, avvenuta nei giorni scorsi, di un militare soccorritore maldiviano colto da malore durante le prime perlustrazioni. Aperta un’inchiesta per omicidio colposo. Mentre le salme viaggiano verso la capitale delle Maldive, la Procura di Roma ha ufficialmente aperto un fascicolo di indagine per omicidio colposo. I magistrati di Piazzale Clodio disporranno l’esecuzione delle autopsie non appena i corpi rientreranno in Italia. Le indagini parallele delle autorità maldiviane si stanno invece concentrando sulla verifica delle autorizzazioni e sul rispetto dei protocolli di sicurezza previsti per l’esplorazione di quel tratto di grotta.

Ipotesi dello spaesamento e perdita dell’orientamento. È la pista principale dei magistrati per spiegare la presenza dei corpi nel terzo segmento della grotta. Si ipotizza che il gruppo, una volta entrato nella cavità, abbia sollevato involontariamente il sedimento calcareo dal fondo (effetto silt-out). La visibilità azzerata all’interno dei cunicoli bui avrebbe causato un profondo disorientamento, impedendo ai sub di individuare la via d’uscita e spingendoli, per errore, ancora più a fondo nell’anfratto fino all’esaurimento delle riserve d’aria.

Rispetto dei protocolli di sicurezza e delle attrezzature. La Procura intende verificare se la spedizione avesse pianificato correttamente la miscela dei gas e i tempi di permanenza e decompressione necessari per una profondità simile. Un aiuto fondamentale arriverà dalle strumentazioni: i tre sub finlandesi incaricati del recupero hanno già consegnato alla polizia maldiviana le telecamere e i computer subacquei ritrovati addosso alle vittime. L’analisi di questi dispositivi permetterà di ricostruire al secondo la profondità, la durata dell’immersione e gli ultimi movimenti del gruppo.

La catena delle responsabilità e i permessi. Le indagini puntano a chiarire il ruolo della guida, Gianluca Benedetti, e ad accertare se l’esplorazione di quel preciso imbuto sottomarino fosse autorizzata dai regolamenti locali. Si valuta la sussistenza di negligenze o imprudenze nella valutazione del rischio ambientale della grotta, nota per le forti correnti e gli spazi estremamente angusti. (Agenbio)