Roma, 15 maggio 2026 (Agenbio) – A oltre sessant’anni dagli scavi diretti da Amedeo Maiuri nel 1961 nell’Orto dei Fuggiaschi, il Parco Archeologico di Pompei ha annunciato un eccezionale ritrovamento scientifico. Le recenti indagini sui materiali conservati nei depositi hanno permesso di identificare la professione di una delle 14 vittime sorprese dalla nube piroclastica presso Porta Nocera. Si tratta di un medicus, colto dalla morte mentre tentava di mettersi in salvo portando con sé gli strumenti del proprio mestiere.
Diagnostica medica e intelligenza artificiale per il restauro. La svolta è arrivata dallo studio di un piccolo astuccio in materiale organico rimasto inglobato nel gesso del calco umano. L’integrità del reperto è stata preservata grazie a un approccio metodologico non invasivo:
Tomografie e radiografie digitali. Eseguite presso la ‘Casa di Cura Maria Rosaria’ di Pompei.
Scansioni TC con Intelligenza Artificiale. Utilizzate per elaborare i dati stratigrafici interni.
Modellazione 3D. Ha ricostruito la complessa struttura meccanica della cassettina, dotata di una chiusura a rotella dentata.
Il corredo scientifico e farmaceutico della vittima. L’indagine diagnostica ha rivelato il contenuto della cassettina e degli effetti personali della vittima, delineando un profilo professionale preciso. Strumenti chirurgici. Piccoli utensili metallici atti alla manipolazione dei tessuti. Lastrina in ardesia: superficie usata per la triturazione e preparazione di composti galenici, farmaci e cosmetici. Borsa in tessuto: contenente monete in argento e bronzo, utile fondo per ricostruire l’attività altrove. L’importanza dell’approccio interdisciplinare. Questo successo scientifico dimostra l’efficacia della moderna ricerca bio-archeologica, che supera la tradizionale divisione tra discipline umanistiche e scientifiche. Il progetto ha visto la collaborazione sinergica di archeologi e restauratori, antropologi fisici e radiologi, archeobotanici e numismatici. Tecnici di modellazione digitale. I depositi di Pompei si confermano un archivio biologico e storico dinamico, capace di restituire dettagli intimi e professionali sulla vita della popolazione romana attraverso l’applicazione delle più moderne scienze omiche e diagnostiche. (Agenbio)




