Ablazione della fibrillazione atriale: possibile impatto su embolie cerebrali

Roma, 14 maggio 2026 (Agenbio) – L’ablazione della fibrillazione atriale è una procedura sempre più utilizzata per ripristinare il ritmo cardiaco, ma resta aperta la questione del suo possibile impatto sul cervello, in particolare sul rischio di micro-embolie cerebrali silenti. Un nuovo studio, pubblicato su BMC Medicine, ha confrontato due diverse tecniche di ablazione: una più recente, basata su impulsi ad alta potenza e breve durata, e quella tradizionale. L’obiettivo era capire se l’approccio più innovativo potesse ridurre il rischio di piccole lesioni cerebrali che possono formarsi durante la procedura senza dare sintomi evidenti. I risultati mostrano che queste micro-lesioni sono relativamente frequenti, comparendo in circa il 40% dei pazienti sottoposti ad ablazione, ma non emergono differenze significative tra le due tecniche utilizzate, né per numero né per dimensione delle lesioni. Inoltre, nel breve termine, la presenza di queste alterazioni non sembra associata a un peggioramento delle funzioni cognitive. Alcuni fattori, come forme più persistenti di fibrillazione atriale e un rischio cardiovascolare più elevato, risultano invece collegati a una maggiore probabilità di sviluppare queste micro-embolie. Lo studio, condotto su un numero limitato di pazienti, suggerisce quindi che le nuove tecniche di ablazione non aumentano né riducono in modo significativo questo rischio rispetto agli approcci tradizionali, ma conferma l’importanza di monitorare attentamente gli effetti cerebrali della procedura, anche quando non danno sintomi evidenti. (Agenbio) Emanuela Birra 12:00