Come cambia il modo di definire il diabete tipo 2

Roma, 4 maggio 2026 (Agenbio) – Il diabete di tipo 2 potrebbe presto essere descritto in modo diverso da come siamo abituati. L’idea, rilanciata anche su The Lancet Diabetes & Endocrinology e seguita con attenzione dalla Società italiana di diabetologia, è quella di superare il termine “pre-diabete” e parlare invece di stadi della malattia, come avviene già in altri ambiti medici. Alla base c’è un concetto semplice: il diabete non compare all’improvviso, ma si sviluppa nel tempo. La nuova classificazione prova a fotografare proprio questo percorso. Si partirebbe da uno stadio iniziale, in cui il rischio è aumentato, ma la glicemia è ancora nei limiti, per passare a una fase intermedia (oggi definita pre-diabete) fino ad arrivare al diabete conclamato. Il cambiamento non è solo terminologico. Secondo gli esperti, parlare di stadi potrebbe aiutare a intervenire prima, evitando di sottovalutare situazioni che già comportano rischi per la salute, come malattie cardiovascolari o problemi renali. Allo stesso tempo, permetterebbe cure più mirate, distinguendo chi ha una progressione lenta da chi invece sviluppa la malattia più rapidamente. Resta però un punto delicato: la comunicazione. Senza spiegazioni chiare, il rischio è creare confusione tra pazienti e operatori. Per questo, se la nuova classificazione verrà adottata, dovrà essere accompagnata da strumenti informativi adeguati. L’obiettivo, in fondo, è anticipare la diagnosi e agire quando la malattia è ancora modificabile. (Agenbio) Des 12:00