Roma, 28 aprile 2026 (Agenbio) – La genetica può pesare fino al 50% sulla nostra longevità, escludendo cause di morte accidentali o infettive. A dirlo è uno studio, pubblicato su Science, presentato a Roma dal gruppo di Annibale Puca, neurologo e professore di Genetica all’Università di Salerno e investigatore presso MultiMedica, che ha messo in luce il ruolo chiave di una variante genica, la LAV (Longevity Associated Variant del gene BPIFB4), capace di proteggere cuore e cervello dalle più comuni malattie legate all’invecchiamento, come ipertensione e aterosclerosi.
“Abbiamo reclutato per tre anni circa 600 centenari residenti in Cilento, confrontando il loro DNA con quello di soggetti sani della popolazione generale – spiega il prof. Puca -. Nei centenari abbiamo riscontrato varianti geniche, ossia modifiche del DNA in una proteina selezionata, che conferiscono un vantaggio genetico. Sfruttando queste informazioni siamo riusciti, nei nostri modelli, a ringiovanire un cuore anziano, recuperare un cuore diabetico e bloccare aterosclerosi e malattie neurodegenerative, come la Corea di Huntington”.
L’ultimo traguardo riguarda la capacità di LAV di attenuare il deterioramento cardiaco anche nella progeria, una rara malattia genetica caratterizzata da invecchiamento precoce dovuto a mutazioni del gene LAMINA, aprendo prospettive per nuovi approcci terapeutici in patologie come quella che ha colpito Sammy Basso. I centenari rappresentano un modello di “invecchiamento di successo” e lo studio del loro patrimonio genetico consente di identificare strategie per contrastare i disturbi legati all’età nella popolazione generale. “L’assetto genetico è come il modello di una macchina e lo stile di vita è la benzina – sottolinea Puca -. Un buon carburante può migliorare le prestazioni, ma entro limiti definiti: chi nasce Fiat 500 non potrà mai diventare una Ferrari, anche con il miglior carburante del mondo”.
Analizzando e confrontando il DNA dei centenari con quello della popolazione generale, i ricercatori hanno costruito un vero e proprio catalogo di varianti genetiche: alcune risultano arricchite mentre altre ridotte. Le prime sono considerate varianti protettive, perché favoriscono il benessere e vengono mantenute nel tempo, mentre quelle con effetti sfavorevoli tendono a scomparire. Tra i principali mediatori degli effetti benefici di LAV c’è il sistema immunitario, che riduce la propria componente infiammatoria. A livello cardiovascolare si osserva un rallentamento dei segni dell’invecchiamento, con una riduzione del processo aterosclerotico e della fibrosi cardiaca e un miglioramento della funzione di pompa del cuore; a livello celebrale, il trattamento con LAV mostra un effetto protettivo nei confronti della Corea di Huntington, rara patologia neurodegenerativa. (Agenbio) Alessio Lucarelli 10:00




