Roma, 9 marzo 2026 (Agenbio) – Grazie a un’innovativa tecnica di imaging, un team guidato da ricercatori dell’Università del Texas ha prodotto un modello dettagliato, alla massima risoluzione realizzata finora, di un complesso proteico utilizzato dal virus Andes, un hantavirus endemico del sud-ovest degli Stati Uniti e di altre parti del Nord e del Sud America, per infettare le cellule ospiti. Questa struttura, essenzialmente una mappa tridimensionale che mostra le forme complesse delle molecole su scala nanometrica, rappresenta un passo avanti nello sviluppo di vaccini e terapie anticorpali. Le nuove informazioni strutturali dettagliate hanno permesso ai ricercatori di produrre un candidato vaccino grazie a cui le cellule producono anticorpi neutralizzanti contro il virus delle Ande.
Questo complesso proteico superficiale per il virus delle Ande è una struttura a forma di fungo chiamata tetramero Gn-Gc. Per mappare le strutture 3D, il team ha prima prodotto particelle simili a virus che imitano un virus reale, ma senza il genoma che rende un virus infettivo. Successivamente, ha utilizzato un microscopio crioelettronico — che fa passare un fascio di elettroni attraverso un campione congelato e rileva le ombre create dalle molecole — per ricostruire le strutture tridimensionali dei tetrameri Gn-Gc sulla superficie delle particelle simili a virus. Per ottenere strutture ad altissima risoluzione, i ricercatori hanno identificato e isolato solo le ombre dei tetrameri che puntano di lato rispetto al fascio di elettroni, ignorando quelle che puntano in altre direzioni. Queste strutture mostrano il tetramero Gn-Gc in uno stato particolare prima di aver infettato una cellula. Perché vaccini o terapie con anticorpi siano più efficaci contro un hantavirus, è essenziale imitare le proteine di superficie in questa fase pre-infezione. Tali proteine di superficie cambiano una volta che si sono fuse con la cellula durante il processo di infezione, quindi un obiettivo futuro del team è trovare piccole modifiche alla ricetta di questi complessi proteici virali che aiutino a bloccarli in posizione, utilizzando quelle che vengono chiamate mutazioni stabilizzanti. (Agenbio) Etr 13:00




