Roma, 8 gennaio 2026 (Agenbio) – Quando i farmaci non funzionano, la chirurgia rappresenta la principale opzione terapeutica per l’epilessia focale farmacoresistente. Tuttavia, al giorno d’oggi non si tratta più unicamente di asportare un unico punto del cervello che causa le convulsioni: la chirurgia per l’epilessia sta modificando il suo approccio, diventando sempre più su misura, focalizzata e meno invasiva. Gli studi si stanno concentrando maggiormente sulla cosiddetta idea delle reti, per cui le crisi non hanno origine da un punto fisso, ma da connessioni cerebrali elaborate. Sfruttando simulazioni al computer sofisticate e l’esame delle informazioni dei pazienti, è fattibile afferrare meglio queste connessioni e selezionare interventi più esatti. In aggiunta all’operazione chirurgica classica, si stanno diffondendo metodi poco invasivi, metodi di modulazione nervosa e apparecchi per stimolare il cervello, che diminuiscono i pericoli e allargano le possibilità di cura. Stabilire con sicurezza chi non avrà più crisi e quali impatti sulla mente e sul comportamento potrà avere l’operazione continua ad essere difficile, ma i miglioramenti tecnologici stanno potenziando la capacità di fare previsioni. Guardando avanti, anche indicatori genetici e di molecole potrebbero aiutare a rendere ancora più personalizzate le decisioni sulle cure. Rimane però un problema aperto: l’accesso alle cure è ancora diseguale, soprattutto nei contesti con meno risorse. Il futuro della chirurgia dell’epilessia passa quindi non solo dall’innovazione scientifica, ma anche da una collaborazione multidisciplinare capace di rendere queste terapie più precise, efficaci e accessibili a tutti. (Agenbio) Emanuela Birra 13:00




