Roma, 10 dicembre 2025 (Agenbio) – Da oggi la cucina italiana è patrimonio dell’Unesco. L’annuncio poco fa direttamente da New Delhi, in India dove si è riunito il Comitato intergovernativo che ha deliberato all’unanimità. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura aveva pubblicato la valutazione degli esperti, che raccomanda l’inclusione della cucina italiana tra i beni da tutelare e valorizzare a livello globale. Si tratta di un traguardo, in un percorso iniziato con il dossier “La cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale”, promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Agricoltura e curato dal giurista Pier Luigi Petrillo. Al centro, l’idea della cucina italiana come espressione viva della comunità: un patrimonio fatto di saperi, gesti, ritualità e convivialità tramandate nel tempo. Un posto centrale spetta alla dieta mediterranea, iscritta nel 2013 nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Non solo. Delle 21 tradizioni iscritte nella Lista dei patrimoni culturali immateriali, 9 sono infatti riconducibili all’agroalimentare: la cucina italiana, l’arte dei pizzaiuoli napoletani, la transumanza, la costruzione dei muretti a secco in agricoltura, la coltivazione della vite ad alberello dello zibibbo di Pantelleria, la cava e cerca del tartufo, il sistema irriguo tradizionale, l’allevamento dei cavalli lipizzani. L’Unesco sottolinea come il cucinare all’italiana “favorisce l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza”. Il cucinare è per gli italiani, “un’attività comunitaria che enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola. La pratica è radicata nelle ricette anti-spreco e nella trasmissione di sapori, abilità e ricordi attraverso le generazioni. (Agenbio)




