Pubblico non vuol dire statale: la visione di D’Anna per una sanità della libera scelta

Roma, 6 novembre 2026 (Agenbio) – A Roma, all’evento “L’Italia delle Professioni” promosso da Fratelli d’Italia, il presidente FNOB rivendica la riforma territoriale degli Ordini e attacca i tetti di spesa imposti solo al privato accreditato: “Ci dovete liberare dal bolscevismo sanitario”

“O si mangiano la minestra delle strutture a gestione statale o niente”. Con un’immagine diretta, Vincenzo D’Anna, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB), ha descritto ciò che accade ai cittadini quando la libertà di scelta in sanità viene meno. È stato uno dei passaggi più incisivi del suo intervento a “L’Italia delle Professioni, le riforme del Governo Meloni e l’impegno di Fratelli d’Italia”, l’incontro che si è svolto oggi al Parco dei Principi di Roma.

L’iniziativa, tappa laziale della campagna nazionale promossa dal Dipartimento Professioni di Fratelli d’Italia, ha messo a confronto Governo, istituzioni e Ordini professionali sui grandi cantieri che interessano le categorie: la revisione degli ordinamenti, la tutela dei compensi, l’aggiornamento delle competenze e l’accesso dei giovani alle professioni. Al tavolo dedicato alla sanità, insieme al sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, i vertici delle principali Federazioni: oltre a D’Anna, Filippo Anelli per medici e odontoiatri, Diego Catania per TSRM e PSTRP, Piero Ferrante per i fisioterapisti e Barbara Mangiacavalli per le professioni infermieristiche.

In questo contesto D’Anna ha portato la voce dei biologi, con un intervento senza giri di parole: libera scelta per i cittadini, pari regole tra pubblico e privato accreditato, Ordini più vicini a chi lavora sul territorio.

La forza della territorialità

Il primo tema riguarda da vicino la categoria: il passaggio da un Ordine nazionale unico all’attuale Federazione articolata in Ordini regionali. In un incontro dedicato proprio alla revisione degli ordinamenti professionali, D’Anna ha rivendicato i risultati di quella scelta. “Innanzitutto la territorialità”, ha spiegato. “Prima avevamo un ordine centralizzato che non poteva prevedere le diverse criticità e le diverse soluzioni che il biologo che sta a Milano ha rispetto a quello che sta al Sud”. Perché, ha aggiunto, “l’Italia riverbera sulle professioni le stesse problematiche che riverbera nel sociale”. Un principio che il presidente FNOB lega alla sussidiarietà e alla libera iniziativa, richiamando la lezione di Croce ed Einaudi.

Tetti di spesa, due pesi e due misure

Il passaggio più duro ha riguardato il Servizio sanitario nazionale. D’Anna ha ripercorso le riforme degli ultimi decenni, dal decreto legislativo 229 del 1999 alla modifica del Titolo V della Costituzione. Da allora, ha denunciato, “veniamo vessati come strutture accreditate, cioè fatte da liberi professionisti, da tetti di spesa che dovrebbero essere imposti anche all’analogo comparto statale”. Vincoli che invece pesano “solo al privato accreditato, rappresentato come un comparto parassitario”.

Eppure, ha rivendicato il presidente, le strutture convenzionate lavorano senza generare liste d’attesa e con costi certi per le casse pubbliche, regolati dai DRG, le tariffe fisse con cui il Servizio sanitario rimborsa ogni ricovero in base alla diagnosi. Lo aveva detto già a Renato Balduzzi, ministro della Salute del governo Monti, all’epoca dei tagli ai posti letto: “Voi ci dovete liberare dal bolscevismo sanitario”. E ha citato l’esempio di alcune regioni, Emilia Romagna, Veneto e Toscana, dove a suo dire la libera scelta non esiste: da qui l’immagine della minestra statale, da prendere o lasciare.

Pubblico non vuol dire statale

In chiusura, la distinzione che D’Anna considera decisiva per il futuro della sanità. “Un servizio è pubblico quando è accessibile a tutti ed è gratuito per chi ne ha diritto; non va confusa la pubblicità con la statalità”, ha sottolineato. Da qui l’obiettivo: superare “un sistema in cui il monopolio pubblico sperpera, ha sempre richiesta di denaro, ma non migliora i suoi servizi”. È questo, per il presidente FNOB, il modello da destrutturare oggi. (Agenbio)

Ascolta l’intervento di Vincenzo D’Anna