Farmaci e vaccini nel mirino degli hacker, la logistica del freddo alza le difese e chiede un incontro a Schillaci

Roma, 6 novembre 2026 (Agenbio) – Software sempre più mirati per riconoscere e bloccare virus e programmi malevoli, generatori automatici e celle frigorifere di riserva. Le aziende italiane che conservano, distribuiscono e trasportano i farmaci rafforzano le proprie difese contro il rischio di attacchi informatici. L’allarme è scattato dopo i recenti episodi che in Italia hanno colpito i sistemi di refrigerazione di alcuni supermercati e, in Francia, quelli della Banca nazionale del sangue.

A lanciarlo è la Liphe, l’associazione della Logistica integrata pharma healthcare, che riunisce oltre cento realtà del settore e ora chiede un incontro urgente al ministro della Salute, Orazio Schillaci. Per il vicepresidente Alfredo Sassi il rischio è alto: si tratta, spiega, di un nuovo tipo di guerra a cui bisogna prepararsi.

La posta in gioco riguarda la catena del freddo, essenziale per l’efficacia dei medicinali. A seconda della tipologia, i farmaci vengono conservati a temperatura ambiente, tra 8 e 25 gradi, oppure in frigorifero tra 2 e 8 gradi, come i vaccini antinfluenzali. Le terapie di ultima generazione, come quelle cellulari, richiedono invece temperature bassissime, fino a 196 gradi sotto zero, in celle alimentate ad azoto liquido.

Basterebbe poco per compromettere intere scorte. Se un attacco facesse salire la temperatura dei frigoriferi dei vaccini a 10 gradi per più di mezz’ora, quelle dosi andrebbero eliminate: le norme impongono il tracciamento e il mantenimento costante della temperatura, con margini molto ridotti. E nei magazzini sono custoditi farmaci sufficienti a coprire dai tre ai sei mesi della domanda nazionale. In caso di danni ai sistemi di conservazione, avverte Sassi, servirebbero mesi per una nuova produzione.

Il problema, sottolinea l’associazione, è che a ogni nuova difesa corrispondono attacchi sempre più sofisticati e imprevedibili. Per questo la Liphe chiede al ministero e all’Aifa di valutare un aumento degli investimenti nella sicurezza informatica del settore, anche con un contributo pubblico. Per la Federazione nazionale degli Ordini dei Biologi, la sicurezza della catena del freddo non è soltanto una questione informatica, ma di salute pubblica. Dietro ogni frigorifero e ogni cella criogenica, ci sono vaccini, terapie salvavita e materiale biologico spesso unico e insostituibile, come le cellule destinate alle terapie avanzate o i campioni custoditi nelle biobanche. Laboratori in cui i biologi lavorano ogni giorno e di cui conoscono bene il valore. (Agenbio)