Al convegno OBCM con l’Ordine degli Psicologi della Campania l’allarme sui cibi ultraprocessati, i 600 nuovi casi l’anno di disturbi alimentari e l’impegno della Regione. Dalle mense scolastiche all’oncologia, la nutrizione si conferma parte della cura
“I prodotti industriali e ultraprocessati possono provocare dipendenza, in particolare tra bambini, giovani e adolescenti”. L’avvertimento di Pierluigi Pecoraro, vicepresidente dell’Ordine dei Biologi della Campania e del Molise (OBCM) e direttore scientifico dell’evento, è il filo che ha attraversato “Best practice in nutrizione di precisione”, il convegno con cui l’OBCM ha chiuso il Programma di Formazione 2026, il 31 ottobre all’Holiday Inn di Napoli.
Una giornata costruita insieme all’Ordine degli Psicologi della Regione Campania, davanti a una sala piena di professionisti. Il messaggio comune: dalla scuola all’ospedale, la nutrizione non è un accessorio ma una parte della cura, e va affidata a équipe in cui biologi nutrizionisti, psicologi e medici lavorano fianco a fianco.
Medicina di precisione nel piatto
Presente all’evento il presidente OBCM Arnolfo Petruzziello, che ha indicato la direzione: la medicina di precisione trova ormai applicazione anche nella nutrizione. Significa massima attenzione alla scelta dei cibi e un no deciso a quegli alimenti che generano una vera e propria dipendenza.
Un tema ripreso e sviluppato da Pecoraro, che dirige la UOC Igiene degli Alimenti e della Nutrizione e il Centro di II livello per l’Obesità in Età Evolutiva dell’ASL Napoli 3 Sud. Tra obesità e disturbi alimentari, ha spiegato, il rapporto è stretto: “Esiste un legame bidirezionale supportato da studi recenti. Un’elevata percentuale di adolescenti con obesità soffre di almeno un disturbo del comportamento alimentare, e chi presenta un disturbo del comportamento alimentare si trova spesso in una condizione di obesità”.
Da qui la necessità di un approccio condiviso: “È necessaria la sinergia di un team multidisciplinare, in cui il biologo nutrizionista gestisce gli aspetti nutrizionali, affiancato da psicologo e psichiatra”. E contro la dipendenza da cibo industriale la risposta indicata è la dieta mediterranea, basata su cibi naturali e a chilometro zero.
Disturbi alimentari, 600 casi l’anno: “Se ne muore”
I numeri li ha portati Armando Cozzuto, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania: “La Regione Campania registra ben 600 nuovi casi all’anno”. La legge regionale 10 dicembre 2024, n. 21, ha ricordato, punta a potenziare una rete territoriale sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione completa in tutti i livelli di assistenza e distribuita in modo omogeneo, ad attivare i percorsi Lilla nei pronto soccorso e a portare prevenzione e screening nelle scuole, nei contesti sportivi e nei luoghi di aggregazione, insieme ai servizi sociali e alle ASL.
La posta in gioco è altissima. “Purtroppo dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione si muore”, ha sottolineato Cozzuto, “ed è provato scientificamente che un intervento tempestivo può aiutare ragazzi e famiglie a evitare questo fenomeno infausto”. Un problema, ha aggiunto, di cui si fatica ancora a comprendere la reale portata, e che richiede un lavoro multidisciplinare: per questo ha ringraziato l’Ordine dei Biologi per la giornata.
La Regione: tavolo, personale e fondi
Sul fronte istituzionale è intervenuta Loredana Raia, presidente della V Commissione Sanità e Sicurezza Sociale del Consiglio regionale della Campania. Il primo impegno è organizzativo: “Far ripartire il tavolo dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, che è assolutamente necessario per omogeneizzare l’offerta su tutto il territorio campano, perché abbiamo sicuramente dei servizi che funzionano benissimo e alcuni che si devono mettere al pari”.
Il secondo riguarda i professionisti. Biologi nutrizionisti e psicologi, ha osservato Raia, “rispetto al comparto dei medici rappresentano poco più del 7%. Siccome sono diventate figure importanti e strategiche nel nostro sistema sanitario regionale, è assolutamente necessario andare a rivedere anche il piano di fabbisogno di queste figure specialistiche”.
Il terzo è economico: “Siamo alle soglie del nuovo bilancio preventivo dell’esercizio finanziario 2027 e mi farò carico di riproporre il rifinanziamento della legge per i prossimi anni”.
Mense scolastiche, la prima linea
La prevenzione comincia a scuola. “Il cambiamento consiste nell’introdurre nei capitolati d’appalto, e nello stimolare i Comuni ad adottare, gare basate sui CAM, i Criteri Ambientali Minimi, che prevedono un’elevata percentuale di prodotti biologici e a chilometro zero provenienti dal territorio, come quello della Regione Campania”, ha spiegato Pecoraro.
La dimensione del fenomeno l’ha descritta Teresa Mastantuono, dirigente biologa nutrizionista della UOC Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell’ASL Napoli 3 Sud: in Campania la ristorazione scolastica eroga circa 175mila pasti, scuole private escluse, mentre nelle strutture ospedaliere ed extra-ospedaliere si stimano oltre 11,5 milioni di pasti. Il pranzo a scuola deve coprire circa il 35% del fabbisogno giornaliero del bambino, con porzioni calibrate sull’età secondo le linee di indirizzo nazionali e tabelle dietetiche basate sulle Linee guida per una sana alimentazione e sui LARN.
Nessun menù si improvvisa: Comuni e scuole hanno l’obbligo di sottoporre le tabelle dietetiche ai Servizi di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN) dell’ASL, che le elaborano direttamente o validano quelle preparate da un professionista abilitato. Lo stesso percorso vale per le diete speciali: la richiesta parte dal genitore, passa per il Comune o il dirigente scolastico e arriva al SIAN, accompagnata dal certificato del pediatra, del medico di famiglia o dello specialista. Per celiachia, malattie metaboliche e allergie alimentari la dieta è l’unica terapia; per diabete o colesterolo alto affianca i farmaci.
La mensa è anche uno strumento di inclusione e di riduzione delle disuguaglianze. Uno studio dell’ASL Napoli 3 Sud presentato al congresso nazionale SINU 2025 documenta 720 diete speciali elaborate tra il 2022 e il 2024, per allergie e intolleranze, celiachia, disfagia, selettività alimentare, malattie metaboliche o motivi etico-religiosi: perché ogni bambino possa sedere alla stessa tavola dei compagni, in sicurezza.
Fabio Iavarone, dirigente biologo nutrizionista della UOSD Promozione della salute e sorveglianza nutrizionale dell’ASL Napoli 1 Centro, ha allargato lo sguardo oltre il piatto: la mobilità attiva cambia gli spazi in cui viviamo, e città con meno traffico, più piste ciclabili e più verde sono città in cui bambini e adulti si muovono di più.
Alle famiglie, infine, Pecoraro ha lasciato una regola pratica: “Prima di stabilire che un alimento non piaccia, occorre farlo assaggiare al bambino almeno dodici volte, provando a proporlo preparato in modi diversi, per evitare che spezie, aromi o condimenti ne alterino il sapore autentico”.
Perché non siamo tutti uguali davanti al grasso
Due persone con le stesse abitudini: una sviluppa obesità, l’altra no. Due pazienti con la stessa dieta ipocalorica: uno dimagrisce, l’altro fatica. Da queste situazioni, che i nutrizionisti incontrano ogni giorno, è partito Luca Parrillo, primo ricercatore dell’Istituto di Endocrinologia e Oncologia Sperimentale “G. Salvatore” del CNR di Napoli.
La vera sfida, ha spiegato, non è perdere peso ma mantenerlo. Lo dimostra lo studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Obesity che ha seguito i concorrenti del reality americano “The Biggest Loser”: durante la gara avevano perso fino a 113 chili, ma sei anni dopo 13 partecipanti su 14 li avevano in parte recuperati, e 4 pesavano più di prima. Con differenze enormi da persona a persona.
Genetica, ambiente e stili di vita contano, ma molte risposte vanno cercate dentro il tessuto adiposo. Non un semplice deposito, ma un vero organo che regola il metabolismo: immagazzina e rilascia lipidi in base al bisogno di energia, produce ormoni come leptina e adiponectina che dialogano con fegato, muscoli e pancreas, e si rinnova di continuo. È questa capacità di adattamento a fare la differenza tra un tessuto adiposo che protegge l’organismo e uno che diventa disfunzionale, aprendo la strada a diabete di tipo 2, ipertensione e steatosi epatica.
Onco-nutrizione, la malattia nella malattia
Tra il 10 e il 20% dei pazienti oncologici che perdono la vita non muore per il tumore, ma per la malnutrizione. È il dato da cui è partita Martina Chiurazzi, professoressa associata di Fisiologia all’Università UniCamillus e responsabile della Commissione di studio Nutrizione oncologica dell’OBCM. Tumore, effetti collaterali delle terapie, cambiamenti psicologici e sedentarietà riducono l’alimentazione e il peso; il paziente malnutrito tollera peggio le cure, è costretto a ridurle o interromperle, e la sopravvivenza si abbassa.
Per questo le linee guida europee ESPEN mettono la nutrizione accanto ai farmaci: controlli regolari di alimentazione, peso e indice di massa corporea, più proteine, niente integratori ad alto dosaggio senza carenze accertate, dieta mediterranea come modello di riferimento e, quando serve, nutrizione artificiale. La Campania ha trasformato questo principio in legge: con la legge regionale 16 ottobre 2025, n. 29, l’onco-nutrizione entra nella Rete Oncologica Campania, con la valutazione nutrizionale già in fase di diagnosi, un percorso assistenziale dedicato e medici e biologi specialisti in Scienza dell’alimentazione e dietisti nei tumor board.
Chiurazzi ha poi smontato alcuni falsi miti:
* Latte. Non aumenta il rischio della gran parte dei tumori; diverse meta-analisi indicano anzi un effetto protettivo su colon-retto e mammella.
* Soia. Non è cancerogena: i suoi isoflavoni hanno un’azione che gli studi associano a un minor rischio di recidive nei tumori ormono-sensibili.
* Salumi. Le carni lavorate sono cancerogeni accertati per l’IARC: 50 grammi al giorno, circa due fette di prosciutto, aumentano del 16% il rischio relativo di tumore del colon-retto.
* Alcol. È classificato nella stessa categoria di amianto e tabacco: secondo il Codice europeo contro il cancro non esiste una dose sicura.
Dal tumore alla persona
Ferdinando Riccardi, direttore della UOC di Oncologia dell’AORN Cardarelli e responsabile aziendale della Rete Oncologica Campania, ha mostrato come la medicina di precisione abbia cambiato la lettura del cancro: il tumore è un ecosistema dinamico, diverso da paziente a paziente e persino all’interno della stessa massa. Sequenziamento genetico, terapie mirate, immunoterapia e biopsia liquida hanno aperto nuove strade, ma con limiti precisi: non tutte le alterazioni hanno un farmaco efficace, e nessun dato isolato basta a decidere una terapia senza guardare alle condizioni del paziente e alla sua qualità di vita.
La medicina di precisione, in questa visione, cura la persona e non solo la malattia, e la nutrizione ne è una dimensione clinica, non accessoria. Per questo nelle Breast Unit, accanto a oncologo, chirurgo e radiologo, siedono anche il nutrizionista specialista in Scienza dell’alimentazione e lo psico-oncologo.
Rene, niente liste di cibi vietati
Sul paziente nefropatico, Rossella Trio, dirigente biologa nutrizionista della UOC Dietoterapia nel Trapianto, nell’Insufficienza Renale e nelle Patologie Croniche dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, ha ribaltato un luogo comune: nella malattia renale cronica la dieta non è un elenco di divieti, ma una terapia che agisce su pressione, metabolismo, sintomi e rischio cardiovascolare. Il modello è quello mediterraneo, orientato ai vegetali e calibrato su potassio e fosforo: meno ultraprocessati e sodio, più fibra, proteine vegetali e grassi insaturi. Il piano va personalizzato per stadio della malattia, esami, farmaci e stato nutrizionale, con monitoraggio, lettura delle etichette e counselling al posto dei divieti generalizzati.
Il pomeriggio: obesità infantile, panel e formazione
Il tema dell’obesità in età evolutiva è stato al centro anche della relazione di Espedita Muscariello, dirigente biologa nutrizionista del Centro Obesità in Età Evolutiva dell’ASL Napoli 3 Sud, dedicata all’emergenza obesità infantile.
La panel discussion congiunta OBCM–OPRC sulla prevenzione e cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, introdotta da Arnolfo Petruzziello, Armando Cozzuto e Pierluigi Pecoraro, ha messo a confronto le diverse figure professionali chiamate a lavorare insieme: Walter Milano, direttore della UOSD Disturbi Alimentari dell’ASL Napoli 2 Nord, sulla rete tra governance clinica, organizzazione e territorio; Alessandra Riccio, dirigente biologa nutrizionista dell’ASL Caserta, sulle prestazioni integrate del biologo nutrizionista; Federico Sasso, psicologo e psicoterapeuta dell’Ordine degli Psicologi della Campania, su quelle dello psicologo.
Nella sessione speciale del pomeriggio, “Il biologo nutrizionista nel nuovo ecosistema di cura dell’obesità”, corso di formazione riservato ai biologi nutrizionisti, Luigi Schiavo, consigliere OBCM delegato alla Nutrizione, ha approfondito il ruolo del professionista nei nuovi percorsi di cura.
Un unico filo
Dalle mense scolastiche ai reparti di oncologia, dal rene al tessuto adiposo, la giornata ha restituito un messaggio coerente: la nutrizione di precisione è una leva di salute pubblica, e funziona solo se biologi nutrizionisti, psicologi e medici lavorano in rete, sostenuti da norme e risorse adeguate. Due leggi regionali, la 21 del 2024 sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e la 29 del 2025 sull’onco-nutrizione, hanno già tracciato la strada; la sfida, ora, è renderle operative su tutto il territorio.















