Roma, 27 ottobre 2026 (Agenbio) – Più appuntamenti, ma attese quasi invariate. Nei primi nove mesi del 2026 le prenotazioni oltre i tempi massimi sono 4.057.139, contro le 4.027.484 dello stesso periodo del 2025. È il dato centrale dell’analisi della Fondazione Gimbe sul Bollettino Agenas, che confronta gennaio-settembre dei due anni.
Il sistema ha lavorato di più: le prenotazioni monitorate passano da 19,75 a 21,81 milioni. La quota rispettosa dei tempi sale di 1,7 punti sia per le prime visite (dal 76,9% al 78,6%) sia per gli esami (dall’83,3% all’85%). Ma la crescita va letta nella sua composizione. Dei 2 milioni di prenotazioni in più entro i tempi, l’81,5% (+1.657.201) dipende dall’aumento dei volumi complessivi e soltanto il 18,5% (+375.414) da un reale miglioramento delle performance.
“Disporre di più appuntamenti entro i tempi è un risultato positivo, ma non coincide con un recupero dei ritardi”, osserva Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che invita a comunicare i progressi “nella loro reale dimensione”.
Qualche passo avanti arriva sulle prestazioni urgenti, da garantire entro tre giorni. Le prime visite nei tempi salgono dal 78,8% all’81,7%, gli esami dal 74,2% al 77,3%. Resta però fuori soglia il 18,3% delle visite e il 22,7% degli esami: un dato che riguarda da vicino la diagnostica, dove il ritardo di un accertamento si traduce in un ritardo della diagnosi.
Sul piano territoriale, sei Regioni registrano un peggioramento sia per le prime visite sia per gli esami: Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana. Arretrano anche la Sardegna sulle visite e la Provincia autonoma di Bolzano sugli esami. Gimbe raccomanda tuttavia cautela nei confronti tra Regioni. Agenas segnala infatti una forte disomogeneità nell’assegnazione della classe di priorità P (prime visite entro 120 giorni): dal 4,1% della Toscana all’85,4% della Basilicata, a fronte di una media nazionale del 34,9%. Senza distinguere per priorità e singola prestazione, spiega Cartabellotta, le percentuali aggregate “rischiano di premiare o penalizzare le Regioni”.
Le conseguenze per i cittadini emergono dal rapporto Bes 2026 dell’Istat, pubblicato il 26 ottobre. Nel 2025 il 9,6% della popolazione, oltre 5,6 milioni di persone, ha rinunciato ad almeno una visita medica pur avendone bisogno, una quota stabile rispetto al 2024. Le liste d’attesa restano la prima causa di rinuncia (6,5%), davanti ai costi delle prestazioni (5,2%).
Restano infine i limiti dei dati disponibili: non indicano quante prestazioni siano state effettivamente erogate entro i tempi, né consentono di ricostruire l’attesa complessiva dalla prescrizione all’erogazione. La piattaforma nazionale sulle liste d’attesa rappresenta per Gimbe un passo avanti per la trasparenza, ma serve rendere disponibili dati in formato aperto e riutilizzabili. (Agenbio)




