Al convegno ECM della FNOB il presidente fa il punto sul DPR per i laboratori: al biologo la responsabilità del percorso analitico, al clinico la diagnosi. In sala, le storie di chi ha portato la professione dalla ricerca allo spazio.
Una legge del 1967 per regolare una scienza che, negli ultimi vent’anni, ha conosciuto un’accelerazione senza precedenti. È da questa sproporzione che il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi, Vincenzo D’Anna, è partito oggi all’Hotel NH Torino Centro. Qui la FNOB ha riunito professionisti, docenti e dirigenti per il convegno ECM “L’orgoglio di essere biologi. Ottanta diverse professioni, un’unica categoria”.
La richiesta è netta: rivedere la legge istitutiva n. 396 del 1967. A quasi sessant’anni di distanza, e alla luce dell’evoluzione scientifica, quella legge non rispecchia più le attività che i biologi svolgono oggi nei laboratori, negli ospedali, nei settori ambientali e nelle imprese.
Una riforma che parte dalle fondamenta
Per dare alla categoria un inquadramento più chiaro, valore e autorevolezza, ha spiegato D’Anna, è stato necessario avviare una riforma strutturale di base. Il percorso investe anche il settore degli Istituti Zooprofilattici, dove il biologo è parte integrante del sistema di sanità pubblica veterinaria e di sicurezza alimentare.
Il presidente FNOB ne ha parlato insieme a Lucia Zanatta, presidente dell’Ordine dei Biologi del Triveneto, nella relazione “L’albero delle professioni biologiche: dalla strategia politica al ‘disegno’ operativo”.
Il fronte dei laboratori
Il passaggio più atteso ha riguardato il DPR che riconosce al biologo laboratorista la responsabilità del percorso analitico. Il provvedimento ha acceso un confronto serrato con l’Ordine dei Medici. Con l’Ordine dei Chimici, professione con cui i biologi condividono da sempre il lavoro nei laboratori, il dialogo è tuttora aperto. Per D’Anna si tratta di uno dei provvedimenti più discussi nella storia della Repubblica. Alla base dell’opposizione dei medici, ha osservato, ci sono anche le differenze retributive oggi esistenti tra le due professioni nei laboratori.
Sul piano delle competenze, il presidente ha tracciato una linea precisa: “Ferma restando l’autonomia del biologo, la diagnosi resta al medico”. La diagnosi finale, dunque, rimane prerogativa esclusiva del clinico. Non cambia nulla rispetto al passato e non c’è alcuna invasione di campo. Il DPR riconosce una responsabilità tecnico-scientifica che il biologo già esercita ogni giorno.
Una professione poco nota, al servizio della società
Dopo i saluti istituzionali, ad aprire i lavori è stato Giorgio Gilli, moderatore della giornata, professore emerito di Igiene all’Università di Torino e componente del Comitato Centrale FNOB. Ha dedicato la sua relazione ai biologi come professione multiforme e rivoluzionaria, ancora poco conosciuta dal grande pubblico.
Il filo conduttore del convegno è stato proprio questo: mostrare, attraverso storie concrete, quanto sia ampio il perimetro della biologia professionale. Da qui la sessione “Testimonianze di biologi di successo”, che ha attraversato ricerca, sanità, ambiente e impresa.
Dalla ricerca allo spazio: le testimonianze
Giovanna Cristina Varese, vicepresidente di MIRRI-ERIC, ha raccontato come un’infrastruttura di ricerca sulle risorse microbiche dialoghi con il mondo accademico, politico e industriale. Massimo Emilio Maffei, ordinario di Fisiologia vegetale all’Università di Torino, ha portato la biologia oltre l’atmosfera, con le frontiere dell’astrobiologia.
Chiara Pasqualini, responsabile del SeREMI della Regione Piemonte, ha ricordato che il biologo non lavora solo in laboratorio, ma anche nell’epidemiologia. Barbara Dagna, Sara Beneventi e Valeria Meineri hanno presentato Ecobioqual, l’impresa torinese di biologia applicata all’ambiente che hanno fondato e guidano da 27 anni. Isabella Antonioni e Sabrina Rapetti, di Clover Srl Società Benefit, hanno illustrato gli scenari della consulenza e dell’audit nel settore privato.
Per il Servizio sanitario e la tutela ambientale sono intervenuti due dirigenti. Alessandra Allocco, direttore dei Laboratori dell’ASL TO5, ha parlato del biologo alla guida di una struttura complessa. Alberto Maffiotti, direttore del Dipartimento di Torino di ARPA Piemonte, si è soffermato sul ruolo del dirigente chiamato a coordinare figure professionali diverse.
In chiusura sono intervenuti Alessandro Miceli, di Affidea Clinics e presidente dell’Ordine dei Biologi di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, sulla sanità privata e la procreazione medicalmente assistita, e Donatella Giacosa, responsabile del laboratorio SMAT, sul ciclo idrico integrato. Ha parlato di acqua di qualità per il consumo quotidiano, per le emergenze e perfino per lo spazio.




