Roma, 1° ottobre 2026 (Agenbio) – Il carcinoma esofageo è l’ottavo tumore più diffuso al mondo, con una distribuzione geografica che rispecchia in parte le abitudini culturali di consumo delle bevande calde: incidenza elevata in Cina, Iran, Russia e in alcune aree del Sud America, dove il tè viene tradizionalmente bevuto a temperature molto elevate. Un ampio studio dell’Università di Oxford, il più grande mai condotto su questo tema, pubblicato sull’International Journal of Cancer e basato su quasi un milione di partecipanti, quantifica il rischio con una precisione inedita: consumare bevande a temperature superiori ai 65°C triplica il rischio di sviluppare un tumore esofageo rispetto a chi le beve tiepide.
Il meccanismo biologico è diretto. L’esofago è un organo privo di barriere particolarmente robuste contro gli agenti termici: il contatto ripetuto con liquidi a temperature molto elevate provoca microlesioni dell’epitelio mucosale, infiammazione cronica e danno al DNA delle cellule di rivestimento. In questo contesto, l’infiammazione persistente crea un ambiente favorevole alla trasformazione neoplastica e può compromettere la capacità della mucosa di fungere da barriera contro altri agenti cancerogeni, come quelli contenuti nel fumo e nell’alcol, già di per sé i principali fattori di rischio per questa neoplasia. Sul piano pratico, l’acqua bollente raggiunge i 100°C e, versata in tazza, si attesta tra i 90 e i 95°C: sono necessari diversi minuti di attesa prima che si raffreddi sotto la soglia di rischio. L’indicazione è semplice quanto efficace: aspettare che la bevanda raggiunga una temperatura confortevole al palato prima di berla. In Europa e negli Stati Uniti il tè viene raramente consumato a temperature pericolose, e il consumo a temperature normali è privo di effetti nocivi. Anzi, per alcune bevande come il tè verde è associato a benefici documentati. (Agenbio) Emanuela Birra 12:00




