L’Enpab è l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Biologi liberi professionisti, istituito dal D. Lgs. 103/1996. È un’istituzione autonoma e indipendente alla quale i Biologi che esercitano la libera professione sono obbligati a iscriversi.
La sua funzione è chiara: garantire la previdenza degli iscritti, assicurando loro una pensione al termine dell’attività lavorativa e, nel corso della vita professionale, prestazioni di assistenza e sostegno economico al ricorrere delle condizioni previste, come nel caso della maternità, dell’invalidità e delle prestazioni ai superstiti.
Un perimetro di compiti, dunque, ben definito.
E tuttavia, da anni, l’Enpab impiega risorse anche per promuovere attività ulteriori: eventi, convegni, formazione e iniziative di diversa natura. Attività che, a mio avviso, hanno progressivamente finito per sovrapporsi a quelle proprie dell’Ordine Nazionale dei Biologi prima e della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi poi.
Ho sempre ritenuto che ogni iniziativa realizzata nell’interesse dei Biologi italiani dovesse essere considerata positiva, anche al di là di una lettura strettamente formale delle competenze attribuite dalla legge all’Ente di previdenza. Ma questa espansione di funzioni, in alcuni periodi, ha prodotto confusione tra gli iscritti, perché le attività dell’Enpab sono arrivate a sovrapporsi a quelle proprie dell’Ordine, inducendo molti colleghi a ritenere, erroneamente, che l’Ente di previdenza avesse anche funzioni di rappresentanza e di governo della professione.
Un equivoco che, a mio giudizio, la dirigenza dell’Enpab avrebbe dovuto contribuire a dissipare, chiarendo con maggiore nettezza ambiti, ruoli e competenze.
Ritengo che la confusione abbia raggiunto il suo apice negli anni in cui l’ONB attraversava la fase commissariale seguita alle vicende elettorali e all’annullamento delle elezioni per il rinnovo degli organismi dell’Ordine. Fu un periodo nel quale la dirigenza dell’ente di via Icilio, a Roma, era assente o profondamente lacerata da conflitti interni, con inevitabili ripercussioni sulla sua capacità di esercitare pienamente le proprie prerogative.
Quel tempo, però, è alle nostre spalle.
Dal 2018, prima l’ONB e poi la FNOB hanno rimesso in assetto le cose, ricostruendo e potenziando servizi, formazione, informazione, eventi, tutele e competenze professionali. È stata rafforzata la rappresentanza istituzionale di una professione sanitaria, riportando l’organizzazione e l’interlocuzione con Parlamento, Ministeri, enti scientifici e istituzioni sociosanitarie a livelli adeguati alle esigenze dei Biologi italiani.
Il risultato è stato anche una significativa crescita della comunità professionale. Gli iscritti agli Ordini regionali sono aumentati di oltre 14mila unità e molti di questi nuovi professionisti, esercitando la libera professione, hanno dovuto iscriversi anche all’Enpab. Anche l’Ente di previdenza ha dunque beneficiato dell’espansione di una rappresentanza ordinistica tornata efficiente e attrattiva.
Per dirla in breve: è stato utile anche per l’Enpab avere un Ordine forte e capace di attrarre nuovi professionisti.
Mi sarei aspettato, per questo, una maggiore collaborazione istituzionale. Ritengo invece che la dirigenza dell’Enpab abbia continuato a lavorare per costruire un proprio spazio di influenza, fino a configurare un possibile contraltare alla FNOB.
Non credo debbano prevalere né l’ipocrisia né la disinformazione. Per questo ritengo sia arrivato il momento di rendere note alcune manovre e di accendere un riflettore sulla conduzione di un Ente che, in vista delle elezioni per il rinnovo dei Consigli direttivi degli Ordini previste in alcune regioni nel prossimo novembre, sembra scendere in campo anche sul terreno delle liste elettorali. Insomma, c’è chi briga per mettere piede anche in FNOB.
È legittimo che chiunque si interessi di liste e candidati, ma se per farlo utilizza risorse finanziarie ad altro scopo destinate, questo deve essere necessariamente reso noto. Nessuno deve scandalizzarsi, la democrazia richiede chiarezza: gli iscritti hanno il diritto di sapere chi si muove, per operazioni spurie, per quali ragioni e con quali obiettivi. Se si opera per altri scopi, per accrescer il potere personale, per conquistare spazi di rappresentanza politica surrettiziamente, è bene ed è lecito che questo avvenga in campo aperto.
Di questo mi assumo la responsabilità.
E altrettanto mi assumerò, da subito, un’altra responsabilità: quella di occuparmi della tutela degli interessi dei Biologi e della loro previdenza.
Perché dobbiamo parlare delle pensioni che i nostri colleghi percepiscono o rischiano di percepire dopo una vita di lavoro. Dobbiamo parlare delle risorse dell’Ente, dei costi della sua gestione e del modo in cui vengono utilizzati i soldi dei Biologi contribuenti. Dobbiamo parlare della trasparenza di un bilancio che riguarda un patrimonio di circa 1,13 Miliardi di euro che investito rende non più del 3%, ben al di sotto dell’inflazione, sul quale sono state sollevate, anche dalla stampa specializzata, questioni sulla chiarezza e la trasparenza del medesimo. In operazione verità!
Su questi temi non servono slogan. Servono numeri, documenti e risposte.
Unicuique suum. A ciascuno il suo.
Vincenzo D’Anna, presidente della FNOB
Per approfondire con la lettera inviata dalla Fnob al Ministero del Lavoro e con l’articolo del Sole24Ore, clicca qui




