Le liste d’attesa e il lacero mantello delle buone intenzioni – Lettera di Vincenzo D’Anna a Quotidiano Sanità

Gentile Direttore,
Publio Cornelio Tacito, negli Annali, usava l’espressione “Arcana Imperii” per indicare i segreti e la prassi del governare insieme con quelle inconfessate astuzie con cui chi detiene il potere giustifica le proprie azioni davanti al popolo.

È quanto mi sovviene leggendo il provvedimento del Ministro Schillaci sulle famigerate “liste di attesa”: un CUP unico nazionale, il divieto di chiudere le agende di prenotazione, l’obbligo di garantire le prenotazioni anche il sabato e la domenica. Misure certamente condivisibili, ma che intervengono a valle e non affrontano i problemi strutturali che generano un tale tragico “imbuto assistenziale”.

Uno di questi problemi nasce dalla scellerata riforma del Titolo V della Costituzione, che ha affidato alle Regioni l’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari, trasformando la Sanità italiana nel proverbiale “vestito di Arlecchino”: tante toppe di diverso colore, con potenzialità ed efficienze profondamente diverse. Il risultato è il noto divario tra Nord e Sud, determinato anche dalle diverse condizioni economiche dei territori.

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