Roma, 11 settembre 2026 (Agenbio) – Un’analisi al radiocarbonio dei lecci dell’isola di Montecristo e dei roveri del massiccio dell’Aspromonte mostra che la grande epidemia medievale rappresentata dalla Peste nera ha innescato una rinascita spontanea delle foreste mediterranee. E ha permesso di individuare alcuni tra gli alberi più longevi mai registrati nella fascia climatica temperata.
A Montecristo il fenomeno è molto rapido: tra il 1407 e il 1486, poche decine di anni dopo la grande epidemia, sull’isola si registra un aumento inatteso di nuovi lecci, favorito anche da una fase climatica più umida. Nel giro di un secolo, Montecristo si trasforma in quella “densa foresta” descritta secoli dopo nei resoconti ottocenteschi dei naturalisti che la visitarono.
In Aspromonte, invece, la storia è più lenta e più complessa. Qui il bosco di roveri aveva già sofferto un declino significativo tra il 1237 e il 1310, a causa dello sfruttamento intenso legato al pascolo. La ripresa dopo l’ondata di Peste Nera arriva quindi più tardi e si distribuisce su un periodo più lungo, ostacolata anche da un clima di montagna decisamente meno accomodante.
«In entrambi questi ambienti, molto lontani e diversi tra loro, tra il 1400 e il 1650 si registra una concentrazione anomala di nuove nascite di alberi: un vero e proprio rewilding ancora rilevabile a distanza di molti secoli – spiega Alessandro Chiarucci, professore al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio -. E la pandemia della Peste Nera, con il forte spopolamento del territorio che ha causato, è la spiegazione più plausibile per spiegare questo fenomeno». (Agenbio) Etr 11:00




