Roma, 29 luglio 2026 (Agenbio) – Per decenni, l’immagine dominante del cervello è stata quella di una macchina modulare: aree specializzate per la visione, per il linguaggio, per le emozioni, con popolazioni di neuroni dedicate a compiti ben definiti. Un lavoro pubblicato su Nature dal Paris Brain Institute e dallo Zuckerman Institute della Columbia University mette in discussione questa rappresentazione con un’analisi sistematica dell’attività neuronale corticale, giungendo a una conclusione controcorrente: la stragrande maggioranza dei neuroni corticali non è specializzata, ma generalista. Il punto non è che i neuroni specializzati non esistano — esistono, e sono stati ampiamente documentati, soprattutto nelle aree sensoriali primarie come quella visiva. Ma rappresentano un’eccezione, non la regola. La maggior parte dei neuroni corticali risponde a variabili multiple e diverse, adattando la propria attività a seconda del contesto e del compito in corso. Osservando il comportamento di un singolo neurone in un dato momento è possibile identificare con accuratezza la funzione che sta svolgendo in quell’istante; ma lo stesso neurone è in grado di svolgerne molte altre. La specializzazione, in altre parole, è situazionale e temporanea, non strutturale. Quest’architettura generalista, lungi dall’essere un limite, sarebbe alla base dell’elevata flessibilità e potenza computazionale del cervello: ogni neurone può codificare informazioni su variabili diverse, e l’integrazione collettiva di questi segnali consente di costruire rappresentazioni complesse — un cerchio rosso, un’espressione del volto, un concetto astratto — combinando elementi elementari in modo dinamico. È un modello che si avvicina più a una rete distribuita e adattiva che a un sistema di ingranaggi con funzioni fisse. Prima di estendere queste conclusioni al cervello umano sarà necessaria ulteriore ricerca, ma la direzione indicata dallo studio ridefinisce alcune premesse fondamentali della neuroscienza cognitiva. (Agenbio) Emanuela Birra 11:00




