Roma, 21 luglio 2026 (Agenbio) – La procreazione medicalmente assistita sta attraversando un cambiamento di paradigma: dalla logica del tentativo — scandita da protocolli standardizzati applicati in modo uniforme — verso percorsi calibrati sulle caratteristiche biologiche della singola coppia. È la direzione tracciata dai dati presentati all’Annual Meeting dell’European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE 2026) di Londra, dove tre studi indipendenti ridisegnano alcuni punti fermi della pratica clinica. Il primo mette in discussione un indicatore morfologico a lungo considerato determinante: il pattern endometriale trilaminare, ritenuto tradizionalmente indispensabile per procedere al trasferimento embrionale nei cicli con ovociti donati. I dati mostrano che, in presenza di uno spessore endometriale adeguato, l’assenza di questo pattern non compromette i tassi di nascita e non dovrebbe da sola giustificare la cancellazione del trasferimento. Un risultato che invita a rivedere alcune pratiche consolidate a favore di scelte basate su dati clinici più compositi. Il secondo studio affronta il tema del limite biologico legato all’età uterina nella donazione di ovociti: anche ricorrendo a ovociti di donatrici giovani, i tassi di successo si riducono significativamente dopo i 49 anni, a causa dei cambiamenti strutturali e funzionali dell’utero e dell’endometrio che accompagnano l’invecchiamento. Un dato rilevante per la pianificazione clinica e per la consulenza alle pazienti. (Agenbio) Emanuela Birra 12:00




