Inquinanti nel grasso cardiaco e rischio cardiovascolare dopo le terapie oncologiche: l’ipotesi del Pascale

Roma, 21 luglio 2026 (Agenbio) – L’ipotesi biologica alla base della ricerca nasce da una rivalutazione del ruolo del tessuto adiposo. Il grasso epicardico — il sottile strato che avvolge direttamente il cuore — non è più considerato un semplice deposito energetico, ma un organo endocrino attivo, capace di produrre molecole che regolano il metabolismo e i processi infiammatori. Molti interferenti endocrini, tra cui bisfenoli, ftalati e PFAS — i cosiddetti forever chemicals, sostanze che persistono nell’ambiente e nella catena alimentare per anni — sono lipofili, cioè tendono ad accumularsi proprio nel tessuto adiposo. Da qui nasce l’ipotesi: il grasso epicardico potrebbe fungere da deposito locale di queste sostanze, mantenendo uno stato infiammatorio cronico a diretto contatto con il cuore e le arterie coronarie. Se confermata da ulteriori studi clinici, questa dinamica potrebbe contribuire a spiegare la vulnerabilità cardiovascolare di una parte dei pazienti oncologici, in particolare di quelli sottoposti a trattamenti potenzialmente cardiotossici, aprendo nuove direzioni di ricerca nell’ambito della cardio-oncologia, una disciplina in rapida evoluzione che studia l’interazione tra malattia tumorale, terapie oncologiche e salute del cuore. (Agenbio) Emanuela Birra 11:00