Roma, 8 luglio 2026 (Agenbio) – Raffreddare il cervello nelle prime ore dopo un ictus ischemico riduce il rischio di danni neurologici permanenti, rallentando il fabbisogno metabolico dei tessuti privati di ossigeno. Il principio è noto da tempo, ma i metodi sicuri e non invasivi per indurre questa ipotermia terapeutica restano limitati. Una ricerca della Capital Medical University di Pechino, pubblicata su Science Translational Medicine, propone ora un approccio farmacologico per ottenerla, basato sulla combinazione di due molecole già in uso clinico da decenni.
Si tratta della clorpromazina, antipsicotico impiegato nel trattamento della schizofrenia, e della prometazina, sedativo ipnotico utilizzato anche nelle reazioni allergiche. Usati insieme, a un dosaggio specifico, i due farmaci sono in grado di indurre uno stato di ipotermia controllata, abbassando la temperatura corporea e sopprimendo il metabolismo del glucosio nei tessuti cerebrali sofferenti. La combinazione è stata testata in un trial clinico di fase 1 su 32 pazienti, risultando ben tollerata e priva di effetti collaterali significativi. Gli esami del plasma hanno evidenziato una riduzione di specifici marcatori metabolici, sebbene l’abbassamento della temperatura corporea si sia manifestato solo al dosaggio più elevato testato. Si tratta del primo passo verso una possibile terapia d’emergenza in grado di rallentare la progressione del danno cerebrale nella finestra critica successiva all’ictus — le 4,5 ore entro cui, secondo le attuali evidenze cliniche, la maggior parte delle cellule cerebrali private di sangue va incontro a morte irreversibile — guadagnando tempo prezioso per l’intervento medico definitivo. (Agenbio) Emanuela Birra 13:00




