Case di Comunità: firmato l’accordo per i medici. No di Smi e Snami. Presenti fino a 6 ore settimanali, compenso di 38,72 euro l’ora

Roma, 24 giugno 2026 (Agenbio) – Svolta decisiva per il decollo della sanità territoriale prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). È stato ufficialmente siglato l’accordo nazionale che regola l’ingresso e l’attività dei medici di medicina generale all’interno delle nuove Case di Comunità. L’intesa, firmata in extremis dalla Sisac (in rappresentanza delle Regioni) e dai sindacati medici Fimmg e Fmt, sblocca un’impasse che durava da mesi. Il provvedimento punta a rendere operative ben 1.038 strutture entro il termine tassativo del 30 giugno, evitando il rischio di perdere i fondi europei.

I dettagli dell’accordo e il dibattito sindacale. Il contratto introduce per i medici di famiglia un obbligo di presenza nelle Case di Comunità fino a un massimo di 6 ore settimanali (per 48 settimane all’anno), da svolgersi in turni continuativi di almeno 3 ore nella fascia oraria 8:00-20:00. Per questa attività è stato fissato un compenso unico nazionale di 38,72 euro all’ora. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha espresso forte soddisfazione, sottolineando come questa sinergia permetterà di realizzare una sanità più vicina ai cittadini e, al contempo, di decongestionare i pronto soccorso ospedalieri. Non sono mancate, tuttavia, le frizioni interne alla categoria medica: le sigle sindacali Smi e Snami non hanno firmato l’accordo, denunciando il rischio di una “subordinazione di fatto” che contrasterebbe con la natura di liberi professionisti convenzionati dei medici di famiglia.  In questo scenario di profonda riorganizzazione dell’assistenza territoriale, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB) segue l’evoluzione del quadro normativo con estrema attenzione. Se l’accordo con i medici rappresenta un passo avanti necessario per l’apertura dei presidi, la Federazione ribadisce con forza che una reale ed efficiente “medicina di prossimità” non può prescindere dall’integrazione di tutte le professioni sanitarie. Le Case di Comunità sono state concepite come luoghi di cura multidisciplinari e di prevenzione attiva. Per raggiungere questo obiettivo, la presenza strutturata del biologo è da considerarsi fondamentale e strategica in diversi ambiti chiave. Nutrizione clinica e prevenzione: gestione e screening dei disturbi metabolici, dell’obesità e supporto nutrizionale per le patologie croniche direttamente sul territorio. Diagnostica di prossimità (Point of Care Testing): validazione e gestione della diagnostica rapida decentrata per garantire esami tempestivi e sicuri ai cittadini. Screening e genetica oncologica: consulenze e orientamento ai percorsi di prevenzione e diagnosi precoce. (Agenbio)