Roma, 25 maggio 2026 (Agenbio) – Sospiro di sollievo per la sanità pubblica italiana. I due cooperanti italiani – un uomo di 31 anni e una donna di 33 anni residenti nella provincia di Como – rientrati recentemente dall’Uganda con sintomatologia acuta (febbre, vomito e diarrea), non hanno contratto il virus Ebola. I riscontri diagnostici molecolari, eseguiti d’urgenza presso i laboratori di riferimento dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano, hanno dato esito totalmente negativo per la variante Bundibugyo del filovirus, ceppo attualmente monitorato per via dei focolai attivi nella confinante Repubblica Democratica del Congo (RDC).Escluse anche malaria e virosi respiratorie. I pazienti sono stati inizialmente isolati in via precauzionale secondo i protocolli ministeriali standard per le febbri emorragiche virali. Gli accertamenti clinici e biologici hanno successivamente escluso sia la positività al plasmodio della malaria sia ai principali patogeni respiratori oggetto di sorveglianza internazionale. Secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie di Regione Lombardia, il quadro clinico sarebbe riconducibile a una più comune infezione di origine batterica a carico dell’apparato gastroenterico. Le sette persone che avevano avuto contatti stretti con i due cooperanti, temporaneamente poste in isolamento fiduciario domiciliare, rimangono sotto costante monitoraggio profilattico da parte delle ATS competenti, ma la situazione non presenta elementi di allarme bioterroristico o di salute pubblica. Il ruolo centrale della diagnostica di laboratorio e la gestione del rischio. Il caso ha riacceso il dibattito sulla gestione della comunicazione del rischio biologico. Le autorità regionali hanno sottolineato come la tempestività delle procedure diagnostiche di laboratorio sia l’unico elemento scientifico in grado di validare o spegnere un’allerta epidemiologica, deplorando i prematuri allarmismi mediatici locali. Il Ministero della Salute ha ribadito che il rischio di introduzione e trasmissione del virus Ebola sul territorio nazionale rimane estremamente basso. Il sistema italiano di preparazione e risposta alle emergenze infettive poggia su pilastri solidi. Centri di riferimento ad alto isolamento (come il Sacco di Milano e lo Spallanzani di Roma).
Protocolli standardizzati per il biocontenimento e il trasporto in sicurezza dei campioni biologici. Competenza tecnica dei biologi e dei professionisti sanitari nell’esecuzione di test molecolari rapidi (RT-PCR) in regime di massima biosicurezza (BLS-4).La situazione internazionale e la vigilanza europea. Mentre l’Europa mantiene una linea di vigilanza epidemiologica ordinaria senza restrizioni ai viaggiatori, il quadro nell’Africa subsahariana richiede la massima attenzione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha invitato i paesi limitrofi alla RDC ad adottare misure immediate di screening transfrontaliero. L’Unione Europea ha già attivato un ponte umanitario inviando tonnellate di materiale medico d’emergenza nelle zone colpite. Parallelamente, i CDC statunitensi hanno implementato i controlli sanitari sui passeggeri in arrivo dai Paesi dell’area a rischio negli hub aeroportuali strategici. (Agenbio)




