Hantavirus, Bassetti: “In prima linea Spallanzani, Sacco e Cotugno. Rete pronta, ma sanità regionale a macchia di leopardo”

Roma, 13 maggio 2026 (Agenbio) – L’Italia dispone di una rete infettivologica solida, ma sconta ancora le storiche frammentazioni della gestione sanitaria territoriale. È questo il quadro delineato da Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova e presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva (SITA), in merito alla prontezza del sistema sanitario nazionale di fronte a una potenziale emergenza legata all’Hantavirus. I tre pilastri nazionali e la capillarità della rete. In caso di criticità, i tre avamposti di riferimento per il Paese sono l’Istituto Spallanzani di Roma, l’ospedale Sacco di Milano e il Cotugno di Napoli. Strutture d’eccellenza che, come ricorda Bassetti, guidano una rete territoriale nata e strutturata a partire dagli anni ’80 e ’90 grazie alla legge sull’Aids. Accanto ai tre hub specializzati, il territorio nazionale conta su reparti di malattie infettive integrati nei policlinici generalisti, ma dotati di: strutture ad alto isolamento, aree di degenza separate per i pazienti infettivi, padiglioni dedicati all’avanguardia (come al San Martino di Genova, al Niguarda, al San Raffaele, o nei Policlinici di Bari e Palermo). Il nodo della frammentazione regionale. Se la risposta strutturale e professionale è giudicata di altissimo livello, la nota dolente resta la governance politica e organizzativa. Bassetti lancia l’allarme sulla mancanza di una direzione centrale uniforme: l’esistenza di 21 sistemi sanitari regionali differenti comporta il rischio concreto che ogni realtà si muova in ordine sparso, compromettendo la sincronia degli interventi in caso di crisi epidemiologica. (Agenbio)