Roma, 4 maggio 2026 (Agenbio) – L’evoluzione dell’oncologia moderna sta vivendo una fase di transizione cruciale: dal farmaco “per tutti” alla terapia “per quel paziente”. Al centro di questa rivoluzione si pone il nuovo progetto di ricerca dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “G. Pascale” di Napoli, finanziato dal Ministero della Salute, che punta a scardinare uno dei nodi più complessi della pratica clinica: prevedere la resistenza farmacologica nel carcinoma mammario.
Il limite dei farmaci intelligenti. Negli ultimi anni, l’introduzione dei coniugati anticorpo-farmaco (ADC) e dell’immunoterapia ha ridefinito le linee guida nel trattamento delle forme più aggressive e resistenti di tumore al seno. Tuttavia, l’efficacia clinica non è uniforme. Sebbene queste molecole agiscano come “cavalli di Troia”, trasportando il carico citotossico direttamente all’interno delle cellule neoplastiche, una quota significativa di pazienti sviluppa resistenze precoci o risposte parziali. La sfida attuale non riguarda più solo la disponibilità del farmaco, ma l’identificazione tempestiva dei biomarcatori di risposta.
Le due frontiere della ricerca: Trascrittomica Spaziale ed Esosomi. Il progetto del Pascale, guidato da un team multidisciplinare, si basa su un approccio metodologico binario che integra l’analisi tissutale profonda e il monitoraggio mini-invasivo.
Trascrittomica Spaziale. Superando i limiti della trascrittomica “bulk” (che analizza una media dei segnali di un intero campione), questa tecnologia permette di mappare l’attività genica mantenendo intatta l’architettura tissutale. Per i biologi coinvolti, ciò significa poter osservare non solo quali geni sono espressi, ma dove si attivano all’interno del microambiente tumorale (TME), analizzando le interazioni spaziali tra cellule tumorali e sistema immunitario.
Biopsia Liquida ed Esosomi. La ricerca punta sull’analisi degli esosomi, vescicole extracellulari di derivazione tumorale che circolano nel sangue periferico. Questi “messaggeri” trasportano proteine, lipidi e acidi nucleici che riflettono lo stato dinamico della malattia. Attraverso un semplice prelievo ematico, i ricercatori mirano a intercettare segnali precoci di resistenza, rendendo il monitoraggio terapeutico meno invasivo e più costante nel tempo. Questa iniziativa sottolinea, ancora una volta, la centralità della figura del biologo nei percorsi di cura oncologica. Dalla manipolazione dei campioni tissutali per la genomica spaziale alla caratterizzazione molecolare delle vescicole extracellulari, le competenze biotecnologiche e molecolari diventano l’anello di congiunzione tra il bancone della ricerca e il letto del paziente. L’obiettivo finale del Pascale è ambizioso: trasformare l’incertezza terapeutica in una medicina di precisione sartoriale, riducendo le tossicità inutili e garantendo a ogni donna il trattamento più efficace sin dalla fase iniziale della malattia. (Agenbio)




