Mappa delle proteine dei vasi del cervello rivela come si regola la barriera emato-encefalica

Roma, 30 aprile 2026 (Agenbio) – Una nuova mappa delle proteine presenti sulla superficie interna dei vasi sanguigni del cervello apre prospettive inedite per comprendere come funziona e si mantiene la barriera emato-encefalica, il sistema di difesa che protegge il cervello da sostanze nocive. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, ha sviluppato un metodo innovativo per analizzare in vivo il “profilo proteico” della superficie dei vasi, senza bisogno di modifiche genetiche. La barriera emato-encefalica è una struttura altamente specializzata che regola in modo selettivo il passaggio di molecole, cellule immunitarie e nutrienti tra il sangue e il cervello. Il suo corretto funzionamento è essenziale per mantenere l’equilibrio del sistema nervoso e la sua alterazione è implicata in numerose malattie, dalle patologie neurodegenerative agli eventi vascolari. Grazie a questa nuova tecnica, i ricercatori sono riusciti a mappare le proteine presenti nei vasi cerebrali in diverse fasi della vita, dallo sviluppo fino all’invecchiamento. I risultati mostrano che la composizione proteica cambia nel tempo: durante il passaggio dall’infanzia all’età adulta diminuiscono i fattori legati alla formazione dei vasi e al trasporto di sostanze, mentre con l’invecchiamento aumentano i segnali infiammatori e si riduce la capacità di scambio metabolico. Lo studio ha anche identificato due proteine chiave per l’integrità della barriera. La prima è SLC7A1, un trasportatore coinvolto nella produzione di ossido nitrico, fondamentale per mantenere la barriera nei primi stadi della vita ma non in età adulta. La seconda è HYAL2, un enzima che degrada l’acido ialuronico e che si è dimostrato essenziale per la stabilità della barriera emato-encefalica lungo tutto l’arco della vita. Questi risultati suggeriscono che i meccanismi che proteggono il cervello non sono statici, ma cambiano con l’età, e che diverse molecole entrano in gioco in momenti differenti. Comprendere queste dinamiche potrebbe aiutare a sviluppare nuove strategie terapeutiche per rafforzare la barriera emato-encefalica o ripristinarla quando è compromessa, aprendo la strada a trattamenti più mirati per molte malattie neurologiche. (Agenbio) Emanuela Birra 13:00