Roma, 8 aprile 2026 (Agenbio) – Uno studio guidato dai ricercatori della USC Leonard Davis School of Gerontology suggerisce che i benefici della dieta mediterranea potrebbero essere guidati, in parte, da minuscole proteine nascoste nei mitocondri. La scoperta apre nuovi scenari su come il regime alimentare influenzi l’invecchiamento e il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e neurodegenerative. La ricerca ha rilevato come le persone che seguono una dieta in stile mediterraneo presentino livelli più elevati di due microproteine mitocondriali, umanina e SHMOOSE (Small Human Mitochondrial ORF Over SErine tRNA) – entrambe collegate alla protezione contro malattie cardiovascolari e neurodegenerazione. «Queste microproteine – spiega Roberto Vicinanza, professore associato di Gerontologia – potrebbero agire come messaggeri molecolari che traducono ciò che mangiamo nel modo in cui le nostre cellule funzionano e invecchiano. È un nuovo percorso biologico che aiuta a spiegare perché la dieta mediterranea sia così potente». A differenza delle proteine tradizionali codificate nel DNA nucleare, queste microproteine sono prodotte da piccoli sistemi di lettura aperti nel genoma mitocondriale separato, regioni un tempo ritenute non funzionali. Tra le più studiate, c’è l’umanina, collegata a un miglioramento della sensibilità all’insulina, alla protezione cardiocolare, alla longevità e alla conservazione delle funzioni cognitive. SHMOOSE, invece, è una microproteina legata alla salute cerebrale: nella forma normale protegge i neuroni dai danni legati all’amiloide, mentre una sua variante genetica è stata associata a un aumento del rischio di Alzheimer. (Agenbio) Etr 9:00




