Politica e cervello: le neuroscienze dietro convinzioni ed estremismi

Roma, 18 febbraio 2026 (Agenbio) – Perché alcune persone cambiano idea con relativa facilità, mentre altre si irrigidiscono fino a trasformare un’opinione in identità? Le neuroscienze stanno provando a misurare questa differenza, esplorando l’ipotesi che la rigidità ideologica non sia solo una categoria sociologica, ma un insieme di tratti cognitivi e biologici: tolleranza dell’ambiguità, gestione dell’incertezza, risposta alla minaccia, stile decisionale. Nel libro “Il cervello ideologico”, la neuroscienziata Leor Zmigrod sostiene che l’ideologia non resta confinata alle opinioni, ma può “influenzare percezione, cognizione e processi neurali. Il punto non è ridurre la politica a biologia, ma capire perché alcune convinzioni diventano rigide e identitarie, offrendo risposte semplici e un senso di appartenenza. La ricerca oggi può misurare questi effetti: studi di neuroimaging hanno collegato l’orientamento conservatore a una maggiore dimensione dell’amigdala destra rispetto a soggetti più liberali (dati raccolti da un team londinese, University College London). Altri lavori richiamano il ruolo dei sistemi di ricompensa, suggerendo che una maggiore rigidità si associ a un diverso profilo di dopamina nella corteccia prefrontale, area chiave per flessibilità e controllo. Sono correlazioni, non sentenze: contesto, educazione, stress e ambiente informativo contano moltissimo. Ma aiutano a leggere meglio come nascono polarizzazione e radicalizzazione e perché certe narrazioni possiedono chi le abita. (Agenbio) Claudio De Rosa 10:00