Roma, 16 febbraio 2026 (Agenbio) – La vicenda del piccolo Domenico, il bambino napoletano che ha ricevuto un cuore purtroppo risultato danneggiato, ha scosso profondamente l’opinione pubblica italiana. Al di là del dramma umano e della speranza, mai sopita, di una risoluzione positiva per il piccolo paziente, emerge ora un timore di natura collettiva: che l’eco mediatica di un evento così critico possa incrinare la fiducia dei cittadini nel sistema dei trapianti, innescando una pericolosa fuga dalle donazioni.
L’Allarme del Ministero e la Risposta delle Istituzioni
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, è intervenuto con fermezza sulla questione, parlando esplicitamente di un possibile “effetto rebound”. La preoccupazione principale è che il dubbio possa offuscare la percezione di un sistema che, negli ultimi anni, ha mostrato eccellenza e trasparenza. “Bisogna capire cosa è successo per non far perdere la fiducia verso un atto di grande altruismo”, ha dichiarato il Ministro, sottolineando come la chiarezza sia l’unico antidoto al sospetto.
Nonostante il clima di incertezza, i numeri forniti dall’Aido (Associazione Italiana per la Donazione di Organi) offrono una prospettiva più sfumata. Sebbene nell’ultima settimana si sia registrata qualche revoca e una leggera flessione nelle nuove adesioni, la Presidente Flavia Petrin invita alla calma: il 2026 era iniziato con un “boom” di 4.500 adesioni nel solo primo mese. A fronte di 1,5 milioni di soci, le disdette degli ultimi giorni sono state appena una decina. Il sistema italiano resta solido, con oltre 4.500 trapianti effettuati nel 2024.
A dare forza al fronte del “sì” è arrivata anche la voce di Reginald Green, padre del piccolo Nicholas, il cui gesto di generosità trent’anni fa cambiò la cultura della donazione in Italia. Green, oggi 97enne, ricorda che ogni famiglia si trova davanti a un bivio: “Scegliere se seppellire gli organi o salvare la vita di diversi pazienti”. Una testimonianza che ricorda come il dono trasformi una tragedia individuale in un’opportunità collettiva di rinascita.
Perché la Fiducia non deve Vacillare
La posta in gioco è altissima: oltre 8.000 persone in Italia sono attualmente in lista d’attesa per un trapianto. Il rischio è che un singolo evento avverso, per quanto grave e meritevole di indagini rigorose, possa oscurare il fatto che il 90% dei trapiantati torna a una vita attiva e produttiva. La sicurezza dei protocolli e l’altruismo dei donatori restano i pilastri di un sistema che non può permettersi di fermarsi, perché dietro ogni “sì” c’è una vita che attende di ricominciare. (Agenbio)




