Roma, 9 febbraio 2026 (Agenbio) – Quando si parla di cellule invecchiate, si pensa subito alla vecchiaia, alla perdita di memoria, alle malattie neurodegenerative. Difficile immaginare che possano trovarsi anche nel cervello di un bambino. E invece è proprio così. Uno studio pubblicato su Cell e condotto da un gruppo di ricercatori del Mount Sinai di New York ha individuato cellule senescenti anche nei cervelli di bambini sotto i cinque anni. Cellule che hanno smesso di dividersi, ma che in questa fase della vita non sono un problema. Anzi. Secondo gli studiosi, nei primi anni queste cellule svolgono un ruolo utile nello sviluppo del cervello. Aiutano a modellare le connessioni tra i neuroni e a far funzionare correttamente le reti nervose. È solo più avanti, con il passare del tempo, che la loro presenza diventa meno positiva. Negli adulti e negli anziani, infatti, le stesse cellule sono legate ai processi di invecchiamento e a patologie come Alzheimer e Parkinson. Un po’ come se avessero una doppia natura: prima alleate, poi potenziali nemiche. Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno studiato quasi 200 campioni di corteccia cerebrale, confrontandoli con immagini ottenute tramite risonanza magnetica. Hanno così scoperto che gli effetti della senescenza cambiano anche in base al tipo di cellula coinvolta. In alcune, come quelle del sistema immunitario del cervello, è associata a volumi maggiori. In altre, soprattutto nei neuroni, accade il contrario. Risultati che, spiegano gli autori, potrebbero aprire nuove strade per proteggere il cervello con l’età, senza interferire con meccanismi che, da piccoli, sono fondamentali per crescere bene. (Agenbio) Des 10:00




