Roma, 30 gennaio 2026 (Agenbio) – Chi soffre di asma lo sa: gli attacchi possono arrivare all’improvviso, anche dopo lunghi periodi di stabilità. Prevederli, oggi, è ancora difficile. Ma una nuova ricerca suggerisce che dal sangue potrebbe arrivare qualche risposta in più. Lo studio, pubblicato su Nature Communications e condotto da ricercatori di Boston e Stoccolma, ha analizzato i dati di oltre 2.500 pazienti asmatici seguiti per anni. Incrociando esami del sangue e cartelle cliniche, gli studiosi hanno individuato un segnale ricorrente: l’equilibrio tra alcune molecole, chiamate sfingolipidi e steroidi, sembra legato al rischio di future riacutizzazioni. Quando questo equilibrio si altera, aumenta la probabilità di nuovi attacchi, anche a distanza di molto tempo. In alcuni casi, spiegano i ricercatori, il rischio può essere individuato fino a cinque anni prima. Un risultato importante, perché oggi i medici non hanno strumenti affidabili per capire in anticipo chi andrà incontro a una fase più critica della malattia. L’obiettivo non è prevedere l’asma al millimetro, ma offrire un aiuto in più per intervenire prima e personalizzare le cure, riducendo gli attacchi più gravi e l’impatto sulla vita quotidiana. (Agenbio) Des 14:00




