Biologi: D’Anna: ‘Non più “Figli di un Dio Minore’. Competenze Ambientali e di Comunità aprono una nuova era di dignità professionale”

Napoli, 23 Gennaio 2026 – In occasione del meeting “Le frontiere dell’ecotossicologia 2026” tenutosi oggi presso l’aula magna “L. Sorrentino” del dipartimento di Farmacia dell’Università “Federico II” di Napoli, il Presidente della Federazione Nazionale Ordine dei Biologi (FNOB), Vincenzo D’Anna, ha illustrato le significative novità che stanno rivoluzionando la professione del biologo in Italia.

D’Anna ha sottolineato la necessità di una radicale ristrutturazione legislativa, data l’obsolescenza della precedente legge del 1967. Un focus particolare è stato posto sul ruolo strategico del biologo ambientale, che ottiene un riconoscimento senza precedenti. Per la prima volta, i biologi ambientali avranno la possibilità di accedere alla scuola di igiene pubblica ad indirizzo ambientale, “ed è la prima volta che i biologi ambientali possono accedere a questa tipologia di scuole” -ha dichiarato D’Anna -, aprendo le porte a ruoli nelle direzioni sanitarie e nei dipartimenti di prevenzione. Le competenze riconosciute spaziano dall’analisi degli ecosistemi acquatici e territoriali, alla salvaguardia della biodiversità, alla valutazione di impatto ambientale fino alla gestione di laboratori ambientali e alla certificazione. Guardando al futuro, è stato annunciato un “albero delle opportunità” dotato di intelligenza artificiale, che guiderà i biologi attraverso le circa 80 diverse attività professionali disponibili. Un progetto ambizioso, il “biologo di comunità”, mira a inserire i biologi negli enti locali (Comuni, Province, Regioni) per svolgere una molteplicità di funzioni, dalla gestione di parchi e giardini, alla depurazione delle acque, allo smaltimento dei rifiuti, all’igiene alimentare e alle diete nelle mense scolastiche. Il presidente D’Anna ha concluso sottolineando l’importanza di formare i giovani biologi non solo con un solido bagaglio teorico, ma soprattutto con i rudimenti pratici della professione, affinché possano rispondere efficacemente alla domanda cruciale del mercato del lavoro: “tu che sai fare?”. Tra i promotori del convegno Anna Di Marco, docente di ecologia ed ecotossicologia presso il Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli: “la biologia studia la vita e lo studio della vita non può prescindere dalla valutazione della qualità ambientale – ha dichiarato De Marco -. L’ambiente è tutto ciò che contiene la vita, quindi il biologo ha un ruolo essenziale nella valutazione della qualità dell’ambiente e di conseguenza della nostra salute” .

La docente sottolinea l’importanza dell’approccio “One Health”, affermando che “Oggi si parla tanto di approccio One Health ed è proprio questo il senso del biologo e del biologo ambientale, cioè assicurare la salvaguardia e la qualità dell’ambiente per essere certi della qualità della nostra vita e della nostra salute”. In questo contesto, l’ecotossicologia si rivela una disciplina cruciale. Tra i relatori anche Giorgio Gilli professore emerito di Igiene presso l’Università di Torino che ha sottolineato: “La chimica analitica consente l’identificazione di un gran numero di molecole in matrici ambientali (acque e aria), ma opera prevalentemente in modo monoparametrico. La biologia, grazie ai suoi progressi, offre strumenti per valutare gli effetti biologici complessivi delle miscele, fornendo una prospettiva integrata cruciale per comprendere l’impatto sulla salute umana e orientare la costruzione di norme a livello nazionale e internazionale”. L’analisi chimica è straordinaria ma monoparametrica. La biologia valuta gli effetti di miscele e gli esiti biologici sull’organismo. Pertanto, è necessario integrare i risultati chimici con strumenti biologici di laboratorio, aggiornando le normative nazionali e internazionali per riflettere questi avanzamenti, come richiamato anche nella prolusione del Presidente D’Anna. L’obiettivo è passare dalla mera identificazione alla valutazione dell’impatto sull’organismo.

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