Roma, 20 gennaio 2026 (Agenbio) – Due mandibole parziali, alcuni denti e vertebre rinvenuti in una grotta del Marocco potrebbero appartenere al più vicino antenato dell’uomo moderno mai scoperto finora. I reperti risalgono a circa 773mila anni fa e provengono dalla cosiddetta Grotta degli Ominidi, nella cava Thomas Quarry I, vicino Casablanca. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, è stata coordinata da un team internazionale guidato da Jean-Jacques Hublin e Abderrahim Mohib, con la partecipazione delle università di Milano e Bologna. Secondo gli studiosi, questi resti appartengono a un ominide vissuto in un’epoca in cui la linea evolutiva di Homo sapiens non si era ancora separata da quella dei Neanderthal e dei Denisoviani. “È un ritrovamento eccezionale”, spiega Serena Perini dell’Università di Milano, responsabile della datazione. “Il periodo tra un milione e 600mila anni fa è cruciale per capire l’origine della nostra specie, ma finora mancavano fossili chiave”. I reperti mostrano caratteristiche miste: molari simili a quelli dei primi Sapiens, ma mandibole più arcaiche, vicine a Homo erectus. Questo suggerisce una fase di transizione evolutiva. La scoperta rafforza l’ipotesi di un’origine africana dell’uomo moderno. “I dati puntano chiaramente verso l’Africa”, conclude Perini. Un risultato che aggiunge un tassello fondamentale alla storia dell’evoluzione umana. (Agenbio) Des 12:00




