Due ricercatrici dell’Università di Torino riscrivono la storia evolutiva

Roma, 28 luglio 2025 (Agenbio) -Uno studio internazionale ha recuperato sequenze proteiche da un fossile di rinoceronte risalente a oltre 21 milioni di anni. La ricerca, pubblicata su Nature, sposta indietro nel tempo i limiti della paleoproteomica di ben 10 volte rispetto a quelli del DNA antico. La scoperta vede coinvolte due ricercatrici dell’Università di Torino: Meaghan Mackie, dottoranda del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’università di Torino e dell’University College Dublin e la supervisor Beatrice Demarchi, ordinaria presso l’Ateneo torinese ed esperta di biomolecole antiche. Lo studio, coordinato dal Globe Institute dell’Università di Copenaghen, ha ricostruito le sequenze proteiche dallo smalto dentale di un rinoceronte vissuto nell’attuale Artico canadese durante il Miocene inferiore. Grazie alla stabilità dello smalto e alle condizioni ambientali estreme del cratere di Haughton, le proteine sono risultate ben conservate, cosi da collocare con precisione evolutiva il rinoceronte all’interno del suo albero genealogico, suggerendo che la divergenza tra le sottofamiglie Elasmotheriinae e Rhinocerotinae sia avvenuta durante l’Oligocene (34–22 milioni di anni fa), prima di quanto ipotizzato. “Abbiamo calcolato – ha spiegato Demarchi – che la bassa temperatura ha reso l’età termica del campione equivalente a quella di un reperto dieci volte più giovane in un luogo con temperatura media di 10°C, il che significa che le proteine erano significativamente meno danneggiate rispetto a quelle che si trovano in luoghi della stessa età geologica ma con clima più caldo”.

“Il primo campione che ho analizzato pensavo non contenesse nulla, perché troppo antico – ha commentato Mackie -. È stato sorprendente. Sono rimasta a fissare lo schermo del computer per un minuto”. Questa ricerca potrebbe riaccendere le speranze per lo studio della biologia di specie dell’era Mesozoica. “Si profila una nuova fase per la biologia evolutiva – ha proseguito Demarchi – in cui le proteine antiche diventano preziosi testimoni della storia più remota della vita sulla Terra. Per l’Università di Torino, questo risultato conferma il ruolo di primo piano nell’ambito della paleobiologia molecolare internazionale”. (Agenbio) Mmo 11.00