«Tranquilli, rientrerò in quel 5 per cento». I biologi ricordano Sveva Cicala, la Fnob le intitola una borsa di studio

Alla serata “Mezzo secolo in biologia” l’Ordine della Campania e del Molise ha premiato anche i biologi con cinquant’anni di professione

«Tranquilli, rientrerò in quel 5 per cento». Sveva Cicala, la giovane biologa morta a 29 anni per un tumore, lo diceva ai suoi quando i numeri dicevano che il 95 per cento dei pazienti colpiti da glioblastoma non ce la fa. A ricordarlo, commosso, è stato il papà Alessandro, giovedì sera al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo, mentre l’Ordine dei Biologi della Campania e del Molise consegnava la targa in memoria di Sveva alla famiglia: accanto a lui la mamma Alessandra e i fratelli Giorgia e Giuseppe. Il papà ha ripercorso il giorno della tesi di laurea della figlia.

Poco prima, il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Biologi (Fnob), Vincenzo D’Anna, aveva annunciato l’intitolazione a Sveva di una borsa di studio internazionale, dedicata a chi fa ricerca sui tumori rari e aggressivi.

Il presidente dell’OBCM Arnolfo Petruzziello ha appoggiato l’iniziativa della Fnob di incrementare il numero delle borse di studio internazionali destinate ai giovani ricercatori che si dedicano allo studio dei tumori rari e aggressivi.

La ricerca contro il suo stesso tumore

Francesca Sveva Cicala aveva 26 anni quando una crisi epilettica ha portato alla diagnosi: glioblastoma di quarto stadio, uno dei tumori più aggressivi. Invece di fermarsi è tornata nei laboratori del Ceinge di Napoli e ha scelto come tema della tesi, alla Federico II, proprio la sua malattia: ha studiato SETD8, un enzima sovraespresso in oltre metà dei glioblastomi, contribuendo a indicarlo come possibile bersaglio terapeutico. Ha discusso la tesi in inglese nel dicembre 2024 e ha devoluto alla ricerca sul cancro la borsa di studio che aveva vinto. «La malattia non mi definisce», ripeteva. È morta il 9 aprile scorso.

Mezzo secolo di camici bianchi

La serata era dedicata anche a chi la professione l’ha attraversata per intero. Dopo i saluti di D’Anna e il discorso del presidente dell’Ordine Arnolfo Petruzziello, la parola è passata ai veterani premiati per i cinquant’anni di iscrizione: Vincenza Alessandra Borda Bossana, Luigi D’Aprea, Mario De Simone Sorrentino, Maria Santa Rosa Marta Petti, Giovanni Rippa e Giuseppe Vitale.

Hanno ricordato le battaglie vinte dall’Ordine per il riconoscimento dei biologi tra le professioni sanitarie, una vita trascorsa nei laboratori, una carriera intera dedicata alla professione. C’è chi è tornato con la memoria al professore di scienze che lo aveva ispirato e chi ha sottolineato il ruolo del laboratorista. Giuseppe Vitale ha affidato alla sala una speranza: che un giorno si arrivi all’uguaglianza nel trattamento economico tra biologi e medici.