Crononutrizione e ritmi circadiani: “quando” si mangia conta come il “cosa” si mangia

Roma, 22 settembre 2026 (Agenbio) – Cenare tardi fa ingrassare più che cenare tanto. Non è una credenza popolare: è una delle conclusioni più solide che emerge dalla crononutrizione, la disciplina che studia come l’orario dei pasti interagisce con i ritmi biologici dell’organismo. E il meccanismo è più preciso di quanto si pensi.

L’organismo non elabora i nutrienti allo stesso modo a qualsiasi ora. La sensibilità insulinica è più alta al mattino, il controllo glicemico peggiora nel corso della giornata, e la produzione di leptina, l’ormone della sazietà, si riduce quando si cena tardi, con il paradosso di svegliarsi più affamati la mattina successiva. Uno studio su 420 partecipanti spagnoli aveva già documentato nel 2013 che a parità di dieta, chi pranzava prima perdeva più peso e più rapidamente. La variabile non era il cibo, ma l’orologio. A questo si aggiunge il fattore cronotipo. Le cosiddette allodole — i mattinieri — tendono spontaneamente a distribuire i pasti prima nel corso della giornata, scelgono alimenti più equilibrati e mostrano un profilo metabolico più favorevole. I nottambuli spostano i pasti in avanti, risultano più esposti a un controllo glicemico peggiore e a un aumento ponderale nel tempo. Dormire poco amplifica ulteriormente questi effetti, alterando gli ormoni della fame e aumentando il desiderio di cibi calorici. L’indicazione che emerge dalla ricerca è coerente: anticipare i pasti, colazione compresa, è una leva metabolica concreta, indipendente dalle calorie. (Agenbio) Emanuela Birra 9:00