Allerta West Nile in Italia: due decessi in pochi giorni e 300 casi confermati. L’impegno dei biologi nel monitoraggio del virus

Roma, 25 agosto 2026 (Agenbio) – La diffusione del virus West Nile (WNV) in Italia sta registrando una significativa accelerazione, destando forte attenzione da parte delle autorità di sanità pubblica. Secondo gli ultimi dati epidemiologici pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e riferiti al 19 agosto, si contano già oltre 300 casi confermati di infezione nell’uomo dall’inizio dell’anno. Di questi, ben 156 si sono manifestati nella temibile forma neuro-invasiva, 115 come febbri e 40 identificati in donatori di sangue asintomatici. Il bilancio delle vittime è salito a 15 decessi totali, a causa della recente perdita di due pazienti in soli tre giorni tra Pavia e Napoli. Il virus, trasmesso all’uomo tramite la puntura di zanzare infette (principalmente del genere Culex), circola stabilmente in 16 Regioni e interessa 60 province italiane. Nonostante l’ISS evidenzi che la letalità delle forme neuro-invasive (pari al 7,7%) sia attualmente inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025 (13,9%), l’ampia diffusione territoriale impone il massimo rigore scientifico. In questo scenario emergenziale, il ruolo cruciale e insostituibile della categoria professionale dei biologi nella tutela della salute pubblica. I professionisti sono in prima linea sia nella sorveglianza entomologica – fondamentale per catturare i vettori sul territorio, mappandone la densità e identificando precocemente il pool virale – sia nella diagnostica molecolare avanzata (RT-PCR), indispensabile per confermare i casi clinici e garantire la sicurezza biologica delle sacche ematiche nei centri trasfusionali. Accanto all’attività specialistica di laboratorio e di campo, i biologi sostengono fermamente gli appelli del Ministero della Salute e invita la cittadinanza a collaborare attivamente seguendo le norme di prevenzione domestica per limitare i focolai larvali, come l’uso di repellenti cutanei e l’eliminazione sistematica dei ristagni d’acqua nei sottovasi. La sinergia tra ricerca biologica, sorveglianza attiva e prevenzione civile si conferma lo strumento primario per il contenimento del patogeno. (Agenbio)