Roma, 10 luglio 2026 (Agenbio) – Una nuova e intensa ondata di calore si appresta a investire l’Europa e l’Italia, configurandosi come la terza in soli tre mesi. Secondo gli esperti del Cnr e del Consorzio Lamma, l’attuale scenario meteorologico è dominato da una stabilità atmosferica nota come “configurazione a omega”. Questo fenomeno blocca l’anticiclone sul bacino del Mediterraneo, richiamando aria calda di origine desertica. Le previsioni indicano picchi termici diffusi tra i 36°C e i 39°C, con punte isolate che supereranno i 40°C, in particolare nelle aree interne del Centro-Sud e delle isole maggiori. Questa è la terza ondata di calore in tre mesi a colpire la regione europea. La prima si è verificata a fine maggio, ha interessato gran parte dell’Europa occidentale e centrale e, in molti paesi, si sono registrati valori anche di 10-15 gradi superiori alla media stagionale. La seconda ondata è stata quella della seconda metà di giugno, che ha fatto infrangere numerosi record nazionali e locali per le temperature massime giornaliere. Questa terza ondata proseguirà per gran parte della prossima settimana.
L’esposizione prolungata a temperature così elevate rappresenta una minaccia diretta per l’omeostasi dell’organismo umano. Comprendere i meccanismi di risposta cellulare e sistemica allo stress termico è fondamentale per valutare l’impatto di questi eventi estremi sulla salute pubblica.
I meccanismi fisiologici di termoregolazione. Il corpo umano mantiene la sua temperatura interna intorno ai 37°C grazie al centro di termoregolazione situato nell’ipotalamo. Quando la temperatura ambientale supera quella cutanea, l’organismo attiva due meccanismi principali per disperdere il calore.
Vasodilatazione periferica: il flusso sanguigno viene dirottato verso la cute per facilitare lo scambio termico con l’esterno, aumentando significativamente il lavoro del sistema cardiovascolare.
Sudorazione: l’evaporazione del sudore sulla pelle è il mezzo più efficace per raffreddare il corpo. Tuttavia, la sua efficacia si riduce drasticamente in presenza di elevati tassi di umidità relativa (afa).
Le conseguenze biologiche dello stress termico. Quando i meccanismi di termoregolazione vengono sovraccaricati, l’organismo va incontro a disfunzioni sistemiche progressive. Disidratazione e squilibrio elettrolitico: la sudorazione profusa comporta la perdita massiccia di acqua e sali minerali essenziali (in particolare sodio e potassio), alterando la conduzione nervosa e la contrazione muscolare. Stress ossidativo e danno cellulare: a livello molecolare, l’ipertermia accelera la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), provocando stress ossidativo, denaturazione proteica e potenziale apoptosi cellulare. Risposta infiammatoria sistemica: le temperature estreme possono compromettere l’integrità della barriera intestinale (endotossemia), innescando una risposta infiammatoria simile a quella della sepsi.
Sindrome da colpo di calore: rappresenta l’emergenza clinica più grave, in cui la temperatura corporea supera i 40°C, portando a disfunzioni del sistema nervoso centrale, insufficienza multiorgano (MOF) e rischio di decesso. Le categorie bio-cliniche più vulnerabili. L’impatto del caldo non è uniforme nella popolazione. I biologi e i professionisti della salute devono prestare particolare attenzione ai soggetti a maggior rischio. Anziani: presentano una ridotta sensibilità alla sete, una minore densità di ghiandole sudoripare e una funzionalità cardiovascolare spesso compromessa. Pazienti con patologie croniche: soggetti affetti da malattie cardiovascolari, renali, respiratorie o metaboliche (come il diabete) hanno una tolleranza emodinamica drasticamente ridotta allo stress termico. Bambini piccoli: hanno una superficie corporea elevata rispetto al peso e un sistema di termoregolazione non ancora pienamente sviluppato. Il ruolo del biologo nella prevenzione. Di fronte all’evidenza scientifica di cambiamenti climatici che rendono questi fenomeni sempre più frequenti e severi, la figura del biologo diventa centrale nella divulgazione e nella prevenzione. È essenziale promuovere corrette abitudini nutrizionali (idratazione mirata, consumo di alimenti ricchi di antiossidanti e minerali) e supportare la gestione della salute ambientale e della sicurezza sul lavoro, limitando l’esposizione dei lavoratori outdoor nelle ore di massimo irraggiamento. (Agenbio)




