Eco-illeciti e minaccia alla salute: la DDA di Bari smantella una rete mafiosa di traffico di rifiuti. Business illegale da 2,5 milioni di euro

Roma, 27 maggio 2026 (Agenbio) – Uliveti e vigneti trasformati in discariche abusive. Un’ennesima ferita inferta all’ambiente e alla salute pubblica è stata portata alla luce dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari. Un’imponente operazione scattata alle prime ore di stamane ha smantellato una “filiera organizzata” dedicata allo smaltimento illecito di tonnellate di rifiuti speciali e industriali. Il blitz ha visto l’impiego di circa 90 militari del Reparto Speciale dell’Arma e dei Comandi Provinciali di Napoli, Benevento, Bari, Roma, Caserta, Latina e Foggia. Il meccanismo del traffico illecito. L’organizzazione criminale ha operato per tre anni aggirando le norme di legge attraverso un sistema basato su:

Falsa documentazione. i siti ufficiali di destinazione esistevano solo sulla carta per autorizzare fittiziamente i trasporti.

Classificazione fittizia. i rifiuti industriali venivano declassati con la complicità degli impianti di produzione per facilitarne il transito.

Sversamenti notturni. i carichi venivano abbandonati e dati alle fiamme nelle campagne, sprigionando fumi tossici e rendendo l’aria irrespirabile. L’azione investigativa coordinata dai Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli ha portato all’esecuzione di 19 provvedimenti cautelari. In sei sono finiti agli arresti domiciliari, per sette è scattato l’obbligo di firma, mentre altri sei imprenditori sono stati interdetti dall’attività per un anno. Il sequestro preventivo dei beni ha raggiunto un valore di oltre 2,5 milioni di euro, bloccando 10 aziende esecutrici e 60 automezzi pesanti. I territori colpiti e le matrici ambientali coinvolte. I rifiuti (scarti tessili, fanghi industriali e frazione indifferenziata RSU) provenivano dagli impianti di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno. I flussi illegali convergevano ripetutamente verso cave dismesse, capannoni e pregiati terreni agricoli situati nelle province di: Foggia (con sversamenti massicci a Cerignola, San Severo, Lucera, Alto e Basso Tavoliere) Barletta-Andria-TraniNapoliFrosinone. La trasformazione di zone agricole protette, come uliveti e vigneti, in discariche abusive a cielo aperto espone la popolazione a gravissimi fattori di rischio sanitario. I roghi chimici liberano diossine e polveri sottili nell’atmosfera, mentre il percolato rischia di infiltrarsi nei suoli coltivati e di contaminare le falde acquifere profonde. I biologi ambientali e i tossicologi sono figure cruciali per campionare e analizzare le matrici ambientali (suolo, sottosuolo e acque sotterranee) nelle aree colpite. E ancora, avviare piani di biomonitoraggio della catena alimentare per verificare l’eventuale assorbimento di contaminanti da parte delle colture locali. Infine, supportare gli organi inquirenti e le autorità sanitarie nella caratterizzazione tossicologica e chimica dei rifiuti sversati e dei residui di combustione. (Agenbio)