Hantavirus: attivata la sorveglianza attiva in Italia. Il punto sulla situazione e il ruolo della prevenzione

Roma, 10 maggio 2026 (Agenbio) – Il Ministero della Salute ha disposto il protocollo di sorveglianza attiva per quattro passeggeri rientrati in Italia (nelle regioni Calabria, Campania, Toscana e Veneto), dopo essere stati individuati come contatti di una donna deceduta a Johannesburg a causa di un’infezione da Hantavirus. La vittima aveva viaggiato su un volo KLM in coincidenza per Roma, dopo essere sbarcata dalla nave da crociera MV Hondius.La situazione epidemiologica. Nonostante l’attivazione delle procedure di massima cautela, le autorità sanitarie, in linea con le valutazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), rassicurano: il rischio per la popolazione generale rimane “molto basso” in Europa e “basso” a livello globale. I quattro soggetti monitorati in Italia, attualmente asintomatici, sono stati posti in quarantena domiciliare per un periodo di 45 giorni, corrispondente al tempo massimo di incubazione del virus. La misura, pur precauzionale data la distanza dei posti occupati a bordo rispetto alla vittima, prevede il monitoraggio costante dello stato di salute e il tracciamento dei contatti stretti.

Cos’è l’Hantavirus? Dal punto di vista biologico, gli Hantavirus sono virus a RNA appartenenti alla famiglia Bunyaviridae. La trasmissione all’uomo avviene solitamente attraverso l’inalazione di aerosol di deiezioni, saliva o urina di roditori infetti (serbatoi naturali), o più raramente tramite morsi. Sebbene la trasmissione interumana sia considerata un evento eccezionale (documentata quasi esclusivamente per il ceppo Andes in Sud America), il protocollo di biocontenimento adottato riflette il principio di massima prudenza. Le manifestazioni cliniche possono variare dalla febbre emorragica con sindrome renale (HFRS) alla sindrome polmonare da hantavirus (HPS), patologie che richiedono una diagnosi differenziale tempestiva e un supporto clinico specializzato.Il ruolo della prevenzione e le critiche al sistema. L’emergenza ha visto il coinvolgimento di esperti internazionali, tra cui un epidemiologo italiano dello staff dell’ECDC, salito a bordo della nave Hondius per supportare le attività assistenziali. Tuttavia, il caso ha sollevato un dibattito sulla tempistica della risposta sanitaria. Alcuni osservatori istituzionali hanno sollevato dubbi sulla gestione dei flussi di passeggeri potenzialmente a rischio, sottolineando la necessità di affinare ulteriormente i sistemi di allerta rapida transfrontaliera per evitare che soggetti sotto sorveglianza possano imbarcarsi su voli di linea. L’impegno dei biologi. Che ribadiscono l’importanza della vigilanza microbiologica e del ruolo centrale dei professionisti sanitari nella gestione della biosicurezza. La sorveglianza attiva e la capacità diagnostica dei laboratori rappresentano, oggi più che mai, il primo baluardo contro la diffusione di patogeni emergenti o riemergenti. (Agenbio)